Analgesici e dipendenza: un circolo vizioso

Pubblicato il da Rossella Cadeddu

[caption id="attachment_6787" align="alignnone" width="576" caption="Foto: Daniel Kulinski / Flickr / Licenza CC"][/caption]

Il tirocinante della farmacia viene da me per chiedermi se è ok vendere alla donna 2 scatole di Panadol Extra [Efferalgan].
Le mie istruzioni di fatto sono queste: chiedi perché più scatole.
Penso che si dovrebbe fare almeno 1 domanda aperta. Ma non deve essere questa.
Potrebbe essere: “Quante compresse ne prende al giorno?”
In realtà mi aspetto una risposta del tipo “Oh, le prendo solo quando ne ho bisogno…”

Risposta della donna: “3 compresse.”

Io: “Al giorno?”

La donna: “Si.”

Io: “Ha mai sentito dire che gli analgesici, se presi regolarmente, possono causare cefalea?”

La donna: “Oh.” (pensierosa) “No.”

I fatti: il 5-8% di coloro che soffrono di cefalea sviluppa dipendenza verso i farmaci, ne sono colpite 10 volte più frequentemente le donne che gli uomini. In linea di massima la possono causare tutti gli antidolorifici, ma più frequentemente quelli che contengono caffeina o codeina.

La teoria dice che l’assunzione regolare di analgesici riduce la soglia del dolore. Di solito vengono percepiti come dolore anche gli impulsi non dolorosi e si prendono ancora più analgesici. L’assunzione di medicinali lenisce il dolore, ma questo ritorna ancora e ancora.

L’unica cura efficace è la sospensione delle medicine – il che, come si può ben immaginare, non è facile. Si devono mettere in conto dolori per circa 10 giorni – e anche dopo si avranno occasionalmente dei mal di testa (a causa dei quali probabilmente si è anche cominciato a prendere i medicinali) e si deve stare attenti a non ricadere nel circolo.

Non sono (ancora) riuscita a convincere la donna a smettere si prendere le compresse – ma almeno l’ho fatta riflettere – e spero che voglia saperne di più.

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