Belgio: divieto di parlare Francese nella periferia della "capitale dell’Europa"

Pubblicato il da Sara Gianfelici



[caption id="attachment_1702" align="alignleft" width="240" caption="Foto Sébastien Bertrand, con licenza Creative Commons"][/caption]

Il Belgio è uno Stato Federale, composto da tre regioni (Regione di Bruxelles-Capitale, Vallonia, Fiandra) e di tre comunità (francofona, neerlandofona, germanofona). La comunità francese (perché sì, la si chiama così), riunisce i francofoni di Bruxelles e di Vallonia; la comunità fiamminga riunisce i neerlandofoni di Bruxelles e di Fiandra; la comunità germanofona raggruppa i 60000 germanofoni presenti nell’est della Vallonia, dalle parti di Eupen e di Malmédy. Bene, ci seguite fin qui? Al cuore di questa tortuosa disposizione geopolitica c’è Bruxelles. Avrete notato che le due principali comunità belghe sono entrambe rappresentate in questa regione che appare quindi come l’unica regione bilingue Francese-Neerlandese dello Stato belga. Ed è là che i Romani si affrontano.

La regione di Bruxelles, composta tra l’altro da 19 distinte comunità, conterebbe per l’85% francofoni e per il 15% neerlandofoni (sebbene l’immigrazione e la presenza di numerosi eurocrati abbia decisamente sconvolto i dati demografici della città, ma sia pure, semplifico altrimenti non ci capirete più nulla). Il territorio della regione di Bruxelles è conchiuso nel territorio che dal punto di vista amministrativo fa capo alla Fiandra. In altre parole, per uscire da Bruxelles dovete per forza passare dal territorio fiammingo.

Ma dove sarà mai il problema?, direte voi, tutto sommato non siamo mica nella Berlino Ovest della "Guerra Fredda"! Certo che no, nient’affatto, per fortuna, ma un po’ di tutto questo c’è, comunque, perché ecco qual’è il problema. La Fiandra considera che la regione di Bruxelles le appartenga storicamente e che anzi sia la sua capitale. D’altro canto, i Brussellesi, che fra loro annoverano soltanto una minoranza di neerlandofoni, considerano o che Bruxelles abbia diritto alla propria autonomia, per esempio quale "capitale dell’Europa", o che appartenga di fatto alla francofonia e che perciò non abbia nulla a che spartire con la Fiandra.

In risposta alle mire di annessione fiamminghe, i Brussellesi rivendicano inoltre il diritto all’estensione della loro città ai comuni di periferia, fiamminghi sotto l’aspetto amministrativo, ma di cui una parte è popolata da molti francofoni, a volte anche a livello di predominanza (es.: il comune di Linkebeek). Per vostra informazione, sappiate che la periferia di Bruxelles non ha nulla in comune con certe banlieue francesi "sensibili", ma anzi costituisce la dimora sicura della prospera borghesia. Per complicare ulteriormente questo quadro intricato, sappiate che i francofoni di certi comuni fiamminghi di periferia (in tutto sei) si sono visti concedere delle "agevolazioni linguistiche". Queste vengono tuttavia rimesse in questione dalla Fiandra di oggi che teme, sopra qualunque cosa, l’espansione di Bruxelles e delle popolazioni francofone sul suo territorio. Perdipiù, per arginare quello che considera come una minaccia per la sua sopravvivenza culturale, la Fiandra tenta di proibire l’uso del Francese sul proprio territorio, in particolare nei comuni della periferia di Bruxelles, il che sfocia, come temiamo, in situazioni tanto brulesche quanto tragiche.

Qualcuno mi dirà che sto esagerando, che non si può aver avuto l’idea strampalata di installare la "capitale dell’Europa" (insisto sulle virgolette perché è evidente che si tratta solo della capitale dell’"Euromarket", meglio conosciuta sotto la denominazione surrealista di "Unione Europea") in un tale boschetto di rovi, che tutto ciò ha l’aria di una grande invenzione di fantasia. È ben più di quanto possiate pensare, credetemi…

Questo articolo è stato abbreviato. Per leggerne la versione integrale in francese clicca qui.

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