I blog sono fonte di conversazioni

Pubblicato il da Sara Gianfelici

In questi ultimi tempi non sento parlare d’altro che di Facebook, Twitter e Foursquare. Queste piattaforme sociali sono chiaramente molto attive, ma ho come l’impressione che siano abbondantemente sovrastimate rispetto ad altri mass media sociali e in particolare ai blog. Inoltre, vorrei mettere in luce due cose con questo articolo:

1. La blogosfera non si “sgonfia”, si trasforma;
2. I blog sono la materia prima delle conversazioni che alimentano gli altri mass media sociali e in particolare quelli che favoriscono le conversazioni rapide (Twitter e Facebook).

A supporto delle mie affermazioni approfitto dei dati di molti importanti studi pubblicati di recente. 

La blogosfera non si “sgonfia”, si trasforma

La ditta eMarketer ha dato il via alle danze il mese scorso con un rapporto sulla situazione dei blog negli USA : Blogging is Alive and Well, Says Report [NdT: Bloggare è vivo e vegeto, dice Report]. Non solo la frequentazione dei blog è in crescita, ma cresce anche il numero dei blogger:


[caption id="attachment_11549" align="aligncenter" width="550" caption="Statistiche della blogosfera USA"][/caption]

Queste cifre non sono delle statistiche al 100% ma delle previsioni. Ciò non toglie che gli analisti siano assolutamente ottimisti nei confronti dei blog, almeno super quanto riguarda il mercato statunitense. Questa tendenza è confermata da BlogPulse che ha enumerato quasi 150 milioni di blog attivi: State of The Blogosphere in 2010 [NdT: Stato della Blogosfera nel 2010].

La tabella è su scala mondiale e ci mostra soprattutto come la blogosfera sia dominata dalla lingua inglese: in questo senso i Paesi anglofoni sono i consumatori maggiori. La relazione conferma anche la tendenza alla stabilizzazione del numero di redattori. Diversi fattori possono spiegare questo stallo:


la concorrenza con la professionalizzaizone della blogosfera è sempre più spietata (il che può avere come conseguenza che i nuovi arrivati siano meno motivati);

esistono delle alternative di accesso più facili per redattori occasionali, come Tumblr o Posterous (e in una certa misura Twitter);

le grandi piattaforme come MySpace o gli Skyblogs soffrono della concorrenza di Facebook;

• la concentrazione di piattaforme accelera la chiusura dei blog inattivi (illustrazione recente col rimpatrio dei blog Live Spaces verso WordPress: WordPress.com will likely receive far less than 30 million users from Windows Live Spaces [WordPress.com probabilmente riceverà molto meno di 30 milioni di utenti da Windows Live Spaces].

(...) Un altro studio di Forrester riporta però un’opinione più interessante: A Global Update Of Social Technographics. Questo studio, che compila i dati di oltre 275000 utenti del web, evidenzia l’emergere di una nuova categoria di utenti, i "conversationalists" [NdT: "conversazionisti"] in Inglese.


[caption id="attachment_11553" align="aligncenter" width="532" caption="Ripartizione degli utenti di social media in Europa (fonte: Forrester)"][/caption]

Questa nuova categoria rappresenta quasi un terzo degli utenti dei social media e quindi viene a spianare le curve di crescita delle categorie vicine (CreatorsCritics, ossia creatori e critici). Il mucchio della crescita dei blog si spiega perciò con un’esplosione di conversazioni rapide che permettono di assolvere al bisogno di esprimersi degli utenti:


[caption id="attachment_11554" align="aligncenter" width="460" caption="Evoluzione dell'utilizzo dei social media nel mondo (fonte: Forrester)"][/caption]

A livello europeo e anche francese, certi creatori di contenuti ripiegano perciò su una forma di espressione meno laboriosa (circa l’11% degli adulti francesi sono creatori di contenuti “sociali”). 

Che questa tendenza segni la fine dei blog? Nient’affatto, anzi!



I blog sono la materia prima delle conversazioni

Abbiamo dunque appena visto come la meccanica di Darwin si applichi alla blogosfera: solo i più motivati rimangono, gli altri evolvono. Questa evoluzione non è però sinonimo di un cambiamento del rapporto di forza: i blogger sono in minoranza, ma rimangono al centro dell'attenzione. Da una parte, perché le conversazioni rapide non nascono spontaneamente, si nutrono per forza di una materia prima (i post). Dall’altra, perché i volumi di audience delle piatteforme di conversazione (Facebook, Twitter) rinforzano ancora la visibilità degli scritti. In altri termini: meno blogger ci sono e più beneficiano di una visibilità elevata perché non sono messi “in competizione” sulla loro piattaforma: A Blog is a Better Social Media Hub Than Twitter.

Questo viene a supporto di quanto da me constatato qualche mese fa a proposito della qualità dei contenuti su Facebook: le conversazioni più interessanti nascono e vivono in prossimità immediata dei contenuti (i blog) e perdono interesse mano a mano che se ne allontanano (relegate da una catena a più maglie su Facebook e Twitter).

Conclusione: anche se le cifre mostrano che l’audience (criterio quantitativo) è concentrata su Facebook, i blog sono alla fonte dell’influenza (criterio qualitativo). La cosa più appropriata sarebbe dunque quella di attuare un dispositivo sia qualitativo (sui blog e sui forum dove le discussioni sono più corpose) sia quantitativo (su delle piattaforme come Facebook e Twitter che demoltiplicheranno la portata di un articolo o di una discussione).

Post abbreviato da E-Blogs con il consenso dell’autore.



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