I bloggers diventano ogni giorno piú professionali...ma prima era piú bello

Pubblicato il da Margherita Guastamacchia

Parliamoci chiaro, la blogosfera originaria é ancora viva: personale, disinteressata e diffusa. Come succede con la fotografia, il cinema, le arti plastiche di ogni genere e formato: ad un’evoluzione storica e tecnica si affianca una frammentazione in vari livelli, che vanno dal più avanzato al più tradizionale. E ci sono siti per tutto e per tutti.

I blog, tuttavia,non sono più quelli di una volta. E non si devono interpretare queste parole come un'espressione di nostalgia. Ai blogs primitivi sono successi quelli in rete, organizzati attorno ad un progetto aziendale e di fronte ai quali i blog individuali erano in svantaggio ( risorse, promozione e visibilità). Vennero poi le reti sociali, che si portarono via la maggior parte dei link e dei commenti se non addirittura il contenuto che continua ad essere generato in gran parte dai mezzi tradizionali e dai blogs. Ed ora si lancia la nuova Internet mobile ( Google come portavoce di questa nuova fase sregolata) dove a fare da protagonista troviamo le applicazioni e non la rete.

La rete si centralizza (i nostri dati  sono disponibili  su Facebook e Google o nelle Amministrazioni) e la discussione si converte in adesione (mi piace).

Tutti questi cambiamenti portano ad una professionalizzazione della figura del blogger ed a un nuovo modo di scrivere. Oggi prevale il blog come prodotto rispetto al blogger come soggetto, considerando soprattutto che quest'ultimo deve industriarsi con più di un lavoro per tirare a campare. La conseguenza, una sorta di omogeneizzazione della blogosfera. I bloggers migliori pubblicano su diversi blog o su diverse reti di blogs.

Uno scenario competitivo per una società competitiva. Paradosso: gli interessi personali ci conducono ad una blogosfera sempre più impersonale.

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