Ciberresistiamo alla dittatura mondiale

Pubblicato il da Marta Parisi

[caption id="attachment_8796" align="alignleft" width="232" caption="Foto di believekevin/Flickr (CC)"][/caption]

Ieri [6/12/2010] è stata una giornata storica. Dopo più di un secolo e mezzo proteggendo nazisti, dittatori, evasori fiscali, narcotrafficanti, terroristi, speculatori, banchieri e controllori aerei la banca svizzera finalmente ha tarpato le ali a qualcuno che voleva occultare i propri dati. Julian Assange aveva indicato nel conto in cui raccoglieva fondi per la propria difesa che risiedeva a Ginevra, ma non era vero! La banca svizzera non si poteva permettere un discredito così grande, così gli ha chiuso il conto corrente.

È una parte divertentemente oscena dell’attacco dittatoriale che stanno subendo Wikileaks e Julian Assange. Nessuna sentenza giudiziaria ha ordinato la chiusura di nessuna web, né di nessun conto corrente…Il peggiore dei delinquenti ha diritto di raccogliere fondi per la propria difesa giudiziaria. E nelle dittature non si accusa più nessuno per delitti politici: si fabbricano delitti contro i dissidenti per poterli presentare come delinquenti comuni. Ciò che stiamo vivendo in questi giorni è la manifestazione di una dittatura sopranazionale nella quale il dissidente che incomoda più del dovuto è perseguitato oltre ogni limite e con la collaborazione di tutte le organizzazioni teoricamente private ed indipendenti.

La buona notizia è che per la prima volta stiamo vivendo una sorta di ciberrivolta globale. Wikileaks aveva previsto perfettamente l’aggressività del sistema e venerdì ha dispiegato una risposta che assomiglia più ad una tattica militare: con ragione Ramón Lobo la definisce la Prima Guerra Mondiale cibernetica, salvo per il fatto che solo uno schieramento vuole la morte di membri dell'altro. Quando è stato chiuso il dominio wikileaks.org sono stati aperti immediatamente wikileaks.chwikileaks.info.

Il primo diventava il nuovo sito ufficiale di Wikileaks. E il secondo era uno dei suoi due modi di fare ciò che si fa in tutte le guerre contro un nemico potente: distribuire le armi al popolo.  In wikileaks.info si chiedeva la creazione di specchi di Wikileaks da usare come barriere di sicurezza contro le aggressioni cibernetiche. L'altra consegna di armi al popolo è stata quell’assicurazione sulla vita sottoforma di file cifrato da scaricare o da aprire nel caso in cui Julian Assange fosse assassinato.

[caption id="attachment_8797" align="alignright" width="212" caption="Foto di believekevin/Flickr (CC)"][/caption]

Oltre alla tattica messa in moto da Wikileaks, la ciberrivolta si concretizza nel boicottaggio ad Amazon e PayPal considerati collaborazionisti. PayPal riceveva ieri un attacco da parte di questa sorta di ciberreazionisti. Immagino che presto ce ne sarà un altro contro Amazon. La banca svizzera non può essere attaccata, perché i suoi clienti sono quei criminali attaccati dalle carte di Wikileaks.

Si susseguono attacchi, censure, risposte simboliche e reali. Non solo è chiave il contenuto delle carte che sta svelando Wikileaks. Lo è anche l'impressionante rivolta che si sta vivendo in rete: è rimasta nuda una dittatura globale e allo stesso tempo è apparsa la prima resistenza globale in internet in grado realmente di debilitare le fondamenta del potere mondiale.

Alla crisi economica del neoliberalismo non siamo in grado di offrire l’imprescindibile risposta globale. Ma Wikileaks sì che è riuscita ad accentuare la crisi politica dell’imperialismo ed è nelle nostre mani alimentare la resistenza. Dalle azioni simboliche al versamento di un bel po' di euro sui conti di wikileaks. Probabilmente questa sarà una prima battaglia che perderemo contro il potere. O no. L’unica cosa certa è che se non entriamo in guerra, perderemo la guerra.

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