Crisi: dopo l'Irlanda, l'Italia?

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L’Europa ha paura. E a incutere timore sono cinque nazioni: Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna. I trader della City non hanno troppe remore a includere anche Roma fra i paesi che rischiano il collasso. Anzi, qualcuno pensa addirittura che sarà proprio l’Italia la prossima protagonista dell’aggressività dei mercati finanziari. In uno scenario di questo tipo diventa quindi lecito domandarsi cosa ci attende.Nel frattempo, per Dublino arriva l’ennesima bocciatura sul rating sovrano. Nella notte Standard & Poor’s ha ridotto il giudizio di due notch, con creditwatch negativo.

Lo stress è elevatissimo. I mercati del credito continuano ad aggiornare i record sui paesi periferici e l’epidemia europea dei debiti sovrani si sta espandendo in modo repentino. Ieri [23/11], sulla piattaforma CMAVision, sono arrivati i massimi storici dei Cds (Credit Default Swap) su Atene, oltre 1.020 punti base. In sostanza, per assicurare un bond quinquennale del valore di 10 milioni di dollari, occorre un milione. Anche l’Irlanda è stata sotto pressione, come Portogallo e Spagna. L’Italia non è stata esente dalla spirale di sfiducia, complice la crisi politica in corso e l’ipotesi di nuove elezioni che avanza ogni giorno di più. I Cds su Roma sono tornato sopra quota 200 punti base, un punto toccato solo nelle ore più buie di Atene.

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Intanto, la Germania continua la sua battaglia in difesa della moneta unica, anche se è stuzzicata seriamente a cambiare registro. I contribuenti non sarebbero poi così contenti di soccorrere ogni singolo Paese in difficoltà – prima la Grecia, ora l’Irlanda, poi il Portogallo e chissà chi altro – e il Cancelliere Angela Merkel starebbe pensando a un nuovo meccanismo per evitare che Berlino si debba accollare la sopravvivenza dell’Unione monetaria.
In Irlanda si sta consumando una tragedia ben peggiore di quella greca. Per dimensioni valoriali e spessore finanziario, Dublino rischia di scatenare una sequela infinita di passività nel sistema bancario europeo. Secondo Credit Suisse in tutta l’Ue sono a rischio circa 2.100 miliardi di euro. Tanto valgono i crediti deteriorati di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna.
Non è stata ancora contemplata l’Italia, ma è questione di settimane. A Madrid, come a Dublino e Lisbona, media e analisti sono sempre più convinti che i prossimi a entrare nel vortice dei mercati saremo noi. Colpa delle richieste dei tagli al budget che ci imporrà l’Ue, circa 25 miliardi di euro, e dei loro effetti sul nostro debito sovrano, ormai pari a 1.850 miliardi di euro. L’Italia infatti non potrà fornire sostegno finanziario all’Irlanda, a meno di non ricorrere a nuove emissioni di titoli di Stato, che però sconteranno l’avversione al rischio degli investitori rilasciando rendimenti molto più elevati del solito. Questa non sembra essere la soluzione più vicina alle intenzioni del Tesoro, che per Dublino passerebbe la mano. Anche a costo di sfidare la furia dei mercati.

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