La crisi in Europa nasconde (forse) una buona sorpresa

Pubblicato il da Agnese Acerno

1/ Innanzitutto, quando l’UE era in difficoltà in seguito ai referendum negativi sul trattato costituzionale, gli Europei, per rifarsi, inventarono un "mini-trattato", diventato poi il "trattato di Lisbona". Ma non è questo il punto. Più che i testi, ciò che colpì gli osservatori era l'abbandono dell' "approccio comunitario", in favore di un prepotente ritorno degli Stati.

2/ Questo ritorno era sensibile nell'interpretazione del trattato di Lisbona: la nomina di due leader deboli (Ashton e Van Rompuy) che passavano il tempo l'una a costruire una macchina amministrativa, l'altro a scontrarsi con Barroso, permetteva ai grandi di discutere fra loro e di mettere a tacere il parlamento europeo.

Le discordanze esplosero quindi in tutti i sensi, con conseguenze a volte felici, altre meno: il piano di Sarkozy per la crisi in Georgia, la Germania riluttante in occasione della crisi greca, il vertice franco-tedesco a Deauville prima di un consiglio europeo, il trattato bilaterale franco-britannico che tutto è tranne che europeo...tira di qua, tira di là, finchè la corda non si spezza.

3/ Non rimane altro che questo slancio degli Stati raggiunga probabilmente il limite, perchè se l'Irlanda ha potuto salvare, in extremis, la parvenza della sua sovranità (e a che prezzo), è poco probabile che il prossimo anello della catena ci riesca. Basta osservare ciò che sta accadendo da qualche mese sotto la pressione degli eventi: la creazione di fondi europei di stabilità, l'abbandono da parte della BCE di quei principi finora giudicati intoccabili e scolpiti nel marmo, l'evoluzione, lenta e sempre tardiva, della Merkel verso una maggiore solidarietà europea.

4/ E' chiaro che c'è qualcosa di estremamente fragile nella situazione attuale. In questo momento, infatti, sono dei paesi indebitati che prestano a degli altri paesi indebitati: una specie di schema di Ponzi fra gli stati. Tuttavia, non sono poi così preoccupato come alcuni: credo che l'Europa sceglierà la soluzione meno rischiosa. Quali sono a questo punto i possibili scenari ? Il giornalista Alexis Brézet li ha evidenziati nel Figaro Magazine di questo week-end:

[caption id="attachment_16988" align="alignright" width="324" caption="Photo : Ian Britton, Freefoto, sous licence CC"][/caption]

• La grande purga: rigore su ogni piano. Fantasma tedesco che conduce alla deflazione generalizzata. Anche i tedeschi se ne renderanno conto, dato che il grosso della loro eccedenza estera è nei confronti dell'Europa...

• Europeizzazione massima: budget europeo, tasse europee, Stato europeo. Ovviamente surreale.

• Esplosione della zona euro. Soluzione altrettanto improbabile come la precedente, ma che non dispiace tuttavia ai pessimisti poichè gli stati uscenti soffrirebbero tutti orribilmente. I cosiddetti PIGS (paesi memebri della zona euro la cui situazione finanziaria è sull'orlo dell'abisso: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) dovrebbero pagare, con la nuova moneta fortemente svalutata, montagne di debiti accumulati in Euro: ci sarebbe smarrimento, ristrutturazione, i mercati non avrebbero tregua... I paesi virtuosi (Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo) rifiuterebbero anch'essi di pagare, poichè la loro moneta (o il resto in euro) schizzerebbe alle stelle come quelle giostre delle feste di paese che vi lanciano in aria per sfidare le leggi di gravità. A parte il fatto che un euro caro significa meno esportazioni e importazioni a prezzi esorbitanti.

E' proprio a causa di questo doppio rischio che nemmeno questa soluzione verrà scelta.

5/ Ebbene, ci si orienterà verso una sorta di miscuglio di tutte le soluzioni precedenti.

• Della prima, si prenderà per forza il rigore. Bisogna pur piacere ai tedeschi e scambiarsi sforzi a vicenda.
• Della terza, si conserverà una sorta di svalutazione dell'euro, non reale, ma tecnica, a colpi di inflazione, IVA sociale, tariffa doganale comune e, localmente, di qualche ristrutturazione del debito.
• Dell' "europeizzazione" verranno privilegiate le grandi integrazioni: ciò avverrà attraverso la modifica degli obiettivi della BCE che riceverà, come la FED, degli obiettivi di crescita e impiego (il che, detto per inciso, scatenerà l'ira degli ecologisti); un patto di stabilità realmente intrusivo (con a capo questa volta la Germania); un'armonizzazione fiscale (durissima per gli irlandesi); e quindi un governo economico con gli attributi, ma senza nome.

6/ Sorpresa strategica? Sorpresa, certo, perchè mentre gli Stati europei riprendono la gara, saranno obbligati a rendere dei mezzi a livello comunitario. Il che è del tutto logico: chiedono una maggiore regolazione che però non può essere effettuata, come una volta, tramite le economie nazionali.

In particolare, l'armonizzazione fiscale favorirà le decisioni europee. Il consenso alle tasse, pietra di paragone delle democrazie moderne, condurrà a una nuova forma di legittimità politica. Un inedito passo in avanti nella "costruzione dell' Europa". Che a dire il vero non era affatto atteso.

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