Francia: un buon presidente può essere impopolare ?

Pubblicato il da Roberto Bianciotto

[caption id="attachment_12462" align="alignleft" width="336" caption="Foto : quelquepartsurlaterre, Flickr, con licenza CC"][/caption]

Nicolas ha dato il via ad una catena su un argomento interessante, in risposta ad alcuni tweets di @CaReagit che affermava che un presidente è soprattutto lì per prendere delle decisioni impopolari: seguire il parere del popolo sarebbe da parte sua demagogico…

Nicolas pone il quesito: un buon presidente deve essere popolare ? D'acchito, possiamo notare che la riflessione inversa non è senza interesse e completa forse la prima: un presidente impopolare è un cattivo presidente?

Una cosa mi colpisce nell'idea di presidente proposta da @CaReagit : siamo più vicini alla dittatura, nel senso Romano del termine, che della magistratura arbitraria moderna. Di fronte a pericolo estremo, la Repubblica romana nominava un dittatore che disponeva di tutti i poteri per un periodo limitato. Poco importava se fosse o meno popolare, dal momento che salvava Roma; e una volta ristabilità la sicurezza, il dittatore di solito ritornava ai suoi impegni...

A dire la verità, si potrebbe pensare che la nostra repubblica [francese] non sia poi così lontana da questo antico regime : un presidente eletto per cinque anni, una specie di dittatura dolce che gli conferisce tutti i poteri — ma sulla carta. Nessun elettore sensato non ha l'impressione di mettere il destino del paese ciecamente nelle mani di una sola persona che ne dispone a suo piacimento.

Contiamo sui parlamentari tanto  per sorvegliarlo che per sostenerlo. La Costituzione, anche quella della V Repubblica, dai sentori dittatoriali pronunciati, afferma che le leggi volute dal presidente devono ricevere l'avallo del popolo attraverso i suoi rappresentanti.  Almeno è ciò che dovrebbe accadere nel nostro surrogato di democrazia.

In pratica, il presidente impone ciò che vuole a una maggioranza sottomessa, soprattutto da quando Nicolas Sarkozy è stato eletto, il quale ha spinto l'autorità del presidente fino ai limiti del decente. Nello svolgimento del suo mandato dimostra la prepotenza di un re irresponsabile davanti al suo popolo fino alla fine di un regno riconducibile.

[caption id="attachment_12483" align="alignright" width="354" caption="Manifestazione contro la riforma pensionistica. Foto : Ernest Morales, Flickr, con licenza CC"][/caption]

Esiste una situazione di fatto, ma  ciò non vuol dire affatto che la popolazione che la subisce l'accetti allegramente. In ogni caso non è mai stato dimostrato che il presidente della Repubblica sia lì per il benessere del popolo, suo malgrado, ed ancor meno per il suo malessere.

Quando una schiacciante maggioranza di francesi non accetta la degradazione brutale del suo sistema pensionistico  voluta dal presidente, è la legittimità di quest'ultimo che sprofonda insieme alla sua popolarità. Non l'avevamo mica scelto per trascinarci nell'ingiustizia e nella sofferenza.

Nonostante ciò, la popolarità è l'indicatore di una buona presidenza ?In Italia, Berlusconi,pur non essendo il presidente della Repubblica, dimostra il contrario: la sua popolarità l'ha innalzato e poi mantenuto al potere allorchè è reputato un esecrabile capo di Stato al di fuori delle sue frontiere.
Al contrario, il brasiliano  Lula Da Silva fornisce l'esempio di una presidenza popolare, largamente percepita come efficace e innovatrice. Se la popolarità non dimostra granchè, lo stesso deve dirsi per il suo contrario...

Quando un capo di Stato riceve alle elezioni la fiducia della maggioranza  dei suoi concittadini, ma diventa fortemente impopolare a causa della politica che incarna, è incontestabilmente il risultato di una cattiva presidenza. La sua impopolarità nasce dal sentimento di tradimento vissuto dal popolo.

Un presidente non può governare contro il popolo, teorico sovrano della Repubblica, senza perdere allo stesso tempo tutta la sua legittimità. Che la sua politica sia rifiutata perchè non è stato capace di spiegarne la fondatezza o perchè nuoce al benessere della maggioranza, segna la rottura del contratto di fiducia nei confronti dell'intero paese : non solo i suoi elettori diretti, ma anche tutti coloro che, tra i suoi avversari, accettando il verdetto delle urne, gli hanno permesso d'accedere al potere tranquillamente.

Ostinandosi, commette una frode ai valori ereditati dalla Rivoluzione. In una democrazia, il popolo avrebbe il diritto di destituirlo.

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