La Francia tasserà Google? No, i suoi clienti...

Pubblicato il da Sara Gianfelici

FrenchWeb ha preso l'iniziativa di intervistare Philippe Marini, quel deputato che recentemente ha fatto parlare di sé proponendo di far pagare ai possessori di PC il canone televisivo, progetto per fortuna abbandonato. Il deputato "tassainomane" è però riuscito a far votare una tassa sugli acquisti di spazi pubblicitari su internet, fissata all'1%, tanto per cominciare.

Vedrete, i nostri governanti troveranno assai pratico, negli anni a venire, di innalzarla al 2, poi al 3 o al 5%, in virtù del principio che in questo Paese si tassa quello che funziona e si ingrassa di sovvenzioni tutto quello che non funziona, senz'altro per preparare l'avvenire.

Ma la cosa in cui Marini ha dato il massimo è stata riuscire a far credere ai nostri bravi media che si trattava di "tassare Google", il grande lupo cattivo che ha messo i suoi server in Irlanda per approfittare di un regime fiscale vantaggioso.

Allora gli ho posto la domanda seguente, gustatevi la sua risposta:

Pierre Chappaz (via Frenchweb), fondatore di Kelkoo e AD di Wikio Group: "Perché tutti chiamano questa tassa la "Google tax" mentre colpisce soltanto gli inserzionisti francesi e per nulla Google?"

Philippe Marini: "Eh beh, perché Google è una società il cui quartier generale europeo è in Irlanda, e che contempla il regime fiscale irlandese, cioè il 12,5% dei suoi introiti. Tenuto conto di un montaggio vantaggioso attraverso l'Olanda, il 12,5% si riduce al 2,4%, tanto vale dire che Google Europa funziona con franchigia di tasse. La Francia non ha i mezzi per funzionare in franchigia di tasse. Poi, il diritto comunitario fa muro a qualunque tassazione che intenda modificare le condizioni di concorrenza tra gli Stati e l'Unione Europea, e in modo tanto efficace che la nostra unica possibilità, per evitare il problema che segnalavo poc'anzi relativamente agli spazi pubblicitari sugli altri media, consiste nel tassare i compratori professionali francesi di pubblicità. E' la nostra unica via possibile, tenuto conto di quel che chiamerei la gogna europea."

Avete colto la turlupinatura?

Marini spiega candidamente che siccome non si può tassare Google, allora si tassano i clienti di Google. Come se fosse la stessa cosa!

Fa riferimento al "problema" precisando:

Bisogna capire che gli acquisti di spazi pubblicitari sono tassati quando si tratta di media classici, quando si tratta della radio e della televisione, ma non lo sono quando si tratta di siti Internet.”

Lì, fatto salvo che tutto sia cambiato da quando non sono più il direttore della comunicazione della IBM, si sbaglia di grosso.

Sono sorpreso che nessun giornalista o commentatore non lo abbia rilevato: quando un inserzionista acquista uno spazio televisivo o nella stampa non paga la benché minima tassa, salvo che nell'immaginazione del deputato.

Decisamente, questo signore naviga tra incompetenza, menzogne e politichese.

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Nota dell'editore: a proposito della Google Tax, leggete anche il post di un altro imprenditore francese high tech, René Sentis, sul Cercle Les Echos.fr

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