Le molte facce della violenza contro le donne

Pubblicato il da Marta Parisi

[caption id="attachment_7988" align="alignleft" width="300" caption="Foto: Sasha Wolff/Flickr (CC)"][/caption]

A volte ci sono osservazioni che mi lasciano perplessa. Per esempio, quando qualche amico, probabilmente anche benintenzionato, dubiti del fatto che ci siano ragioni per andare avanti con la lotta femminista, e che in un mondo con tutta questa violenza globalizzata come quello in cui viviamo oggi sia esagerato “fare i puntigliosi” dedicando una Giornata Internazionale (il 25 novembre) alla violenza di cui sono vittime le donne.

Sono completamente d’accordo con la denuncia globale della violenza. La verità è che non ho mai creduto che il femminismo fosse un “argomento unico" fine a se stesso, senza collegamenti forti, diretti e sostanzialmente esplicativi con il mondo in cui viviamo. Per questo, credo che denunciare la violenza contro le donne significhi non solo rivendicare per le donne un mondo in cui possano essere più libere, e vivere con più uguaglianza, ma denunciare anche tutta la violenza che questo sistema irrazionale genera contro le persone più deboli (che sono la grande maggioranza) in una società che si sta disumanizzando nell’indifferenza generalizzata…perfino, a volte, delle stesse vittime.

Perché bisogna ripetere a non finire (fino a quando tutta la società si alzerà e lo impedirà) che è inammissibile che 73 donne siano morte in Spagna dall'inizio dell'anno al 14 di questo mese, in rapporti e situazioni di convivenza impossibili che si ripercuotono e mettono a rischio anche la vita dei loro figli.

È violenza economica contro le donne che le grandi “opportunità” che la crisi economica offre al capitale finanziario ed agli imprenditori sia a discapito delle donne, sancendo le disuguaglianze di stipendio e facendo sì che passino sotto silenzio (per esempio, negli Stati Uniti), disuguaglianze che sono ancora più alte quando la donna è nera o di razza ispanica. Oppure che non si dica che i tagli alle prestazioni sociali, al sistema sanitario, alle “politiche amiche delle donne”, significano anche aggiungere violenza alle tensioni date dalle restrizioni che favoriscono i potenti.

[caption id="attachment_7992" align="alignright" width="410" caption="Tantini Kahindu, 16 anni, violentata da ribelli hutu (AFP)"][/caption]

È violenza alienante contro le donne storcere la ragione fino al punto di ritenere accettabile e “normale” il fatto che in determinate organizzazioni religiose, finanziate con fondi pubblici, le donne non abbiano le stesse opportunità e gli stessi diritti degli uomini.

È violenza quotidiana contro le donne, per quanto riguarda la salute, che alcune malattie emergenti, che interessano specialmente le donne, non ricevano dal sistema sanitario statale l'attenzione e la ricerca che si meritano, e che le donne che ne soffrono siano a priori, troppe volte, candidate alle liste di attesa infinite…o alle sale di psichiatria…(e sappiamo benissimo di cosa stiamo parlando!).  O che si vogliano imporre limiti alla legge che condanna l’esercizio del diritto all’aborto, o che si fomenti la vulnerabilità delle donne ridicolizzando o proibendo l'uso di preservativi…

È violenza contro le donne, propria del campo della “politica” e della “cultura”, che un soggetto come Berlusconi, con la sua collezione di dichiarazioni maschiliste e di disprezzo nei confronti della donna, sia presidente di uno stato della "colta" e "avanzata" Europa, e che dichiarazioni misogine di pseudo-intellettuali possano essere presentate come "letteratura ""conversazioni private".

È violenza contro le donne che lo stupro sia arma di guerra e sia utilizzato con sadismo senza che nessuna autorità mondiale faccia nulla di serio per impedirlo. Leggete solo queste linee di una delle oltre 300 donne violentate in una sola notte in un villaggio congolese:
Mi portarono dietro la casa, mi spogliarono e mi buttarono a terra. Pensai che era arrivato il momento di morire,

Racconta tremando Anna Burano, di 80 anni, una delle 284 donne violentate in una notte del luglio scorso da ribelli hutu e da miliziani a Luvungi, località della parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (500 stupri secondo l'ONU negli ultimi giorni di luglio).

Ed è violenza contro le donne portata all’estremo che in certe città del mondo il femminicidio sia una pratica ripetuta ed impune, per lo sconforto di tutte le donne e di tutta la società. Questo racconto della storia del femminicidio a Ciudad Juárez, in occasione della presentazione al mondo della mostra 400 donne (ritratti di artisti che denunciano i casi delle donne assassinate e scomparse di Ciudad Juárez), è tutto un emblema di come si sono “evoluti” i metodi criminali a Ciudad Juárez nel corso degli anni, con totale impunità e disprezzo della violenza contro le donne:
Nel decennio degli anni ’90 del ventesimo secolo e fino al 2006 le vittime erano giovani, la maggior parte di età compresa tra i 14 e i 22 anni, che lavoravano nelle fabbriche esportatrici di prodotti tessili e componenti elettronici negli Stati Uniti. Capelli neri, belle, provenienti da famiglie con poche risorse economiche. Le sequestravano per violentarle, torturarle, strangolarle e lasciare i loro corpi semiocculti affinché potessero essere trovati. Nel 2007 e nel 2008 cambia il metodo e i corpi delle giovani scompaiono. Nel 2009 e quest’anno, il metodo cambia di nuovo, probabilmente in relazione all'aumento generalizzato della violenza nella zona. Ora i corpi delle ragazze compaiono con un nastro adesivo sulla bocca e sugli occhi ed il cadavere con le mani legate. Come se i responsabili volessero lasciare la propria firma, inviare un messaggio ai propri nemici e creare un clima di terrore tra la popolazione.

Negli ultimi mesi la strategia ha presentato alcune variazioni. Molte compaiono decapitate e le loro teste sono lasciate vicino ai loro corpi. Altre volte compaiono con sacchetti di plastica sulla faccia per dimostrare che sono morte asfissiate.
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