Obama e il Web 2.0: una storia d'amore di breve durata

Pubblicato il da Rossella Cadeddu



Ha uno strano sguardo perso nel vuoto, Barack Obama in una foto del suo sito web, che è stata collocata vicino ai ringraziamenti ai sostenitori e agli elettori del 2010. Due anni prima appariva del tutto diverso. Quando Obama vinse le elezioni alla presidenza, furono in molti a credere che questo trionfatore avrebbe trasformato in realtà il suo motto “Change, we can believe in” e cambiare in questo modo la politica dell’America.

Screenshot del sito web di Obama

Queste speranze allora non erano del tutto infondate, in quanto lui aveva condotto proprio una campagna elettorale con metodi in parte nuovi. Il punto chiave stava nella costante mobilitazione dei sostenitori, collaboratori e investitori attraverso i Social Media. Dopo le elezioni anche molti osservatori avevano pensato che Obama avrebbe continuato a usare queste infrastrutture, in particolare la fitta rete di simpatizzanti e attivisti, e a impiegarle per futuri progetti politici:
“As a result, when he arrives at the White House, Obama will have not just a political base, but a database, millions of names of supporters who can be engaged almost instantly. And there’s every reason to believe that he will use the network not just to campaign, but to govern. His e-mail to supporters on Tuesday night included the line, “We have a lot of work to do to get our country back on track, and I’ll be in touch soon about what comes next.”*

E poi non se ne è fatto più nulla. Obama è stato subito inghiottito totalmente dalle strutture dell’amministrazione politica di Washington e solo in occasione della sua lenta e difficile riforma sanitaria si è ricordato dei sostenitori e fan della campagna elettorale. La cui rinnovata mobilitazione però è riuscita solo in parte, non da ultimo perché una riforma sanitaria complessa e interminabile, diversa da una tipica campagna elettorale, non punta a una data precisa.

“I have never used Twitter…” ("Non ho mai usato Twitter...")

Alla disillusione ha provveduto alla fine del 2009 l’onesta dichiarazione di Obama che lui stesso non usa mai Twitter. È diventato quindi palese che il canale di Twitter relativo al suo nome era un puro strumento di marketing. Ciò che per Obama è stata solo una piccola confessione, che lo avrebbe dovuto rendere umano e simpatico, e stato un’arma che gli si è ritorta contro. Perché gli utenti non hanno trovato affatto divertente che il presunto dialogo su Twitter in realtà non esisteva.

Anche se è ovvio che il presidente americano non potrà mai dare ascolto ai suoi oltre 5 milioni di seguaci su Twitter e avere con loro un dialogo reale, avrebbe potuto almeno mostrare un po’ più di sensibilità e comprensione per lo srumento.

Che possa andare anche in modo diverso ce lo dimostra il fondatore di Apple Steve Jobs che di quando in quando risponde personalmente alle e-mail a lui indirizzate. Anche se le sue risposte dovessero risultare criptiche e succinte, tuttavia per un fan della Apple un “maybe” o anche un “no” categorico equivarrebbe all’ottenimento di un titolo nobiliare da raccontare orgogliosamente in giro e che spesso si fa strada nei blog tecnologici.

A questo proposito Obama quindi fino alla sua possibile rielezione dovrà riguadagnarsi la fiducia e dimostrare ai suoi fan, che per lui i Social Media sono qualcosa di più che uno strumento cool  per la campagna elettorale, che si può attivare o mettere da parte a proprio piacimento.

Per quanto riguarda l’impiego dei social media durante i normali periodi di legislatura nel frattempo è diventato chiaro che le cose non sono così’ semplici. Da un lato le questioni politiche odierne sono complesse, dall’altro anche il concreto processo di legislazione. Una pagina su Facebook o un canale su Youtube non è sufficiente, i cittadini dovrebbero essere coinvolti più che come semplici opinioni politiche.

Ma su questo punto l’amministrazione Obama fino ad ora ha mostrato poca attitudine alle innovazioni. Certamente sono stati adoperati i blog e il “Weekly Adress” del presidente viene fatto sotto forma di moderni video sul web, ma alla fine vengono caricati prevalentemente solo testi lunghi e aridi. I tentativi di visualizzare meglio i dati o di renderli più comprensibili sono pochi.

Anche il dialogo online con i cittadini non ha ancora trovato una forma giusta perché o sono state disattivate  le funzioni di commento, oppure non si ha nessuna chance di avere discussioni vere nel flusso dei messaggi (come più o meno si osserva nella pagina Facebook di Obama).
“…but I’m an advocate of technology and not restricting internet access.”

("...ma sono un sostenitore della tecnologia e non voglio limitare l'accesso ad internet")

Davanti ad Obama quindi ci sono ancora delle notevoli sfide, se volesse davvero dare inizio ad un cambiamento nella cultura politica e vincere un secondo periodo di legislatura. Poiché non è affatto certo che si riesca a ripetere lo stesso successo della campagna elettorale online del 2008. I sostenitori di allora vorrebbero lasciarsi dietro la sensazione, di essere stati solo parte di una gigantesca macchia di marketing piuttosto che membri di un nuovo movimento, che certamente ha aiutato la campagna elettorale, ma che ha influenzato o cambiato poco l’amministrazione politica in corso.

Una tale frustrazione potrebbe essere utilizzata dai Repubblicani la cui campagna nel 2008 era rimasta ampiamente lontana dalle grandi attività dei Social Media. Nel 2012 potrebbero tranquillamente sfruttare parte della strategia di Obama liberi dalle pretese della metafora del cambiamento e liberi da promesse non mantenute.

Barack Obama dovrebbe perciò stare in guardia. Inoltre sarebbe il momento di rinnovare il BlackBerry e da questo postare personalmente l’uno o l’altro tweet. Poiché il “cambiamento”, al quale vale la pena di credere, comincia come tutti sanno con l’attenzione alle cose apparentemente insignificanti.

* “Alla fine, quando arriverà alla Casa Bianca, Obama non avrà solo una base politica, ma un database, milioni di nomi di sostenitori che potranno essere adoperati quasi immediatamente. E c’è anche ragione di credere che userà il network non solo per la campagna elettorale, ma anche per governare. La sua e-mail di giovedì sera ai sostenitori conteneva la frase “Abbiamo molto lavoro da fare per riportare il nostro paese sulla strada giusta, e mi farò sentire presto per quello che verrà in seguito.”

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