Pedofilia, sacerdozio delle donne...Lettera aperta a San Francesco di Sales

Pubblicato il da Sara Gianfelici

Caro San Francesco,

Mi stavo chiedendo a chi potessi scrivere ma lo confesso, non avevo un'idea molto definita sul destinatario. Cercavo qualcuno che si sentirebbe interessato dalle questioni di comunicazione, tipo santo patrono. Certi trovano tali questioni secondarie. E' vero che non devono diventare opprimenti. Ma, anche se non sono le prime, perlomeno non sono cose trascurabili.

"Il Regno di Dio è comparabile" a un granello di senape, a una rete che si getta, a un uomo che ha seminato una buona semenza nel suo campo, a del lievito che una donna disperde in tre dosi abbondanti di farina, a un mercante che cercava delle perle fini, a una donna che portava una giara piena di farina… Siccome è aperta, questa lettera, mi permetto di ricordarlo: poteva anche essere tutt'insieme "la Via, la Verità, la Vita", che il Cristo ci metteva lo stesso un impegno tutto speciale per farsi capire, usando immagini e parabole. Avrebbe potuto pensare che il gran fattaccio di essere la Verità poteva già bastare di per sé, anziché perdere tempo con le storie di pecore, e invece no, era ben lontano dal trascurare questo mondo e dal pensare che, costi quel che costi, la Verità farà la sua Strada, si è dato da fare per farsi capire.

Cercavo questo destinatario e, dopo una ricerca rapida, ecco che sono capitato su di lei, San Francesco (di Sales). Di colpo, prima di scriverle, e pubblicamente per giunta, mi sono ripassato un po' di cose sulla sua vita – qui, qui, qui – e, lo dico chiaro, ne sono rimasto favorevolmente colpito. Comunque.

C'è la sua encomiabile preoccupazione di cercare di convincere i protestanti, senza per forza doverli passare a fil di spada. Forte! "Bisogna fare tutto per Amore, e nulla per forza". C'è anche questa esortazione ai suoi contemporanei a non lamentarsi sul loro tempo "perché il tempo, siamo noi". Atemporale, se posso dire.

E poi, lei è stato canonizzato, una garanzia di serietà. Nel suo lavoro di santo, lei è patrono dei giornalisti e degli scrittori, principalmente per via del suo uso pionieristico delle Nuove Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione.

Ed ecco, ciò che mi occupa e mi porta al dunque è proprio la comunicazione nella Chiesa e, in particolare, in Vaticano. Lei forse conosce il mio grande affetto per la nostra Chiesa, il mio impegno "letterario" a favore del Santo Padre perché presumo che, da lì dove si trova lei, la sua comprensione del mondo abbraccia il web. Quindi posso permettermi di preoccuparmi.

L'argomento è vasto e antico. Dopo la controversia di Ratisbona c'è stato un lievitare di scomuniche di vescovi integralisti e la nota stonata, in occasione della quale uno dei suoi confratelli, Monsignor Hyppolite Simon, scrisse che sperava "che i responsabili della Curia [avrebbero presto] deciso un serio debriefing sugli insuccessi della loro comunicazione". Ahimè, arrivò il cappuccio. La crisi che scuote attualmente la Chiesa possiede un'altra natura, un'altra gravità e un'altra ampiezza. Non aggravarla con qualche gesto maldestro diventa perciò un compito irrinunciabile. Ed ecco perché, mio buon caro San Francesco, mi permetto di sollecitare umilmente la sua intercessione presente affinché lo Spirito ispiri la nostra beneamata Curia.

Poiché, pieno di buona volontà, il Vaticano ha preparato un testo per rendere più dure le regole in vigore contro la pedofilia nel clero. Questo testo si presenterebbe come un aggiornamento della lettera di colui che era allora il Cardinal Ratzinger, De delictis gravioribus1, di cui si sa già di quali interpretazioni malintenzionate è stato oggetto. Il testo è interessante: allungando i termini di prescrizione permette in particolare di perseguire i religiosi implicati anche al di là dei termini di prescrizione in vigore innanzi alle giurisdizioni statali di alcuni Paesi.

Ora, ecco ciò che ben descrive un giornalista britannico, Andrew Brown, "A Vatican PR catastrophe": "A coming revision of Vatican rules yokes together women priests and child abuse" ossia "una revisione delle regole del Vaticano associa  pedofilia e donne prete". E' che in effetti questo documento introdurrà anche "il tentativo di ordinazione al servizio sacerdotale per le donne" tra i delitti più gravi, cosa di cui è incaricata la Congregazione per la Dottrina della Fede. E' roba da far saltare tutto in aria. Da lassù, lei sa certamente a quale scorciatoia giornalistica offrirebbe il fianco, un tipo di revisione come questa.

Andrew Brown, lui, è un uomo onesto: ha voluto capire, ha desiderato cercare, e ha avuto a cuore il fatto di spiegare la logica di questo testo, cosa non priva di interesse. Non è da idioti operare una riforma in un colpo solo. D'altronde, questo testo affronta anche i delitti contro i costumi e i delitti nella celebrazione dei sacramenti. Non è detto che un delitto e l'altro debbano per forza appartenere alla stessa categoria. Andrew Brown afferma quindi che "non pensa neppure (anche se [può] sbagliar[si]) che un qualunque ministro cattolico sosterrebbe che assistere all'ordinazione di una donna possa essere paragonato allo stupro di un bambino". Ma non può esimersi dal notare che non sarebbe stato sconveniente pubblicare i due tipi di regole in due volte. I delitti che vengono da due categorie distinte, beh questo poteva essere concepito in modo compiuto.

Vede, caro San Francesco, abbiamo avuto fortuna. Perché siamo in piena estate. Si immagini soltanto che la cronaca francese sarebbe grigia come è grigia la cronaca estiva normale. Veda un po' quale profitto un giornalista sfaticato e non troppo favorevole avrebbe potuto trarre da un tale accostamento, mentre la soluzione proposta dal Signor Brown non è insormontabile, e non mette a male la Verità.

Questo sabato parto in vacanza. Anche per me finisce una stagione. Sarebbe carino da parte sua se, da qui al mio ritorno, lei potesse ispirare direttamente la nostra Chiesa, o vedere con lo Spirito che cosa fare, però senza nemmeno voler disturbare. Perché anche se dare la replica è un'attività che mi occupa, non dispero di vedere la Chiesa evitare questi piccoli gesti maldestri che oscurano le sue più belle intuizioni.

In tutta fede,

Koz

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