Si può dare per scontato che tutti vogliano donare i propri organi?

Pubblicato il da Rossella Cadeddu



[caption id="attachment_2974" align="alignleft" width="329" caption="Plakat für Organspende: "Spendet ein Organ, rettet ein Leben". Toronja Azul (cc)"][/caption]

Quando Frank-Walter Steinmeier ha reso noto inaspettatmente, che doveva donare un rene a sua moglie (“per mancanza di alternative”, credo siano state le sue esatte parole), qualcuno ha storto il naso e ha pensato che era giusto che lo facesse, ma un po’ di cattivo gusto che lo facesse così platealmente.

Io l'ho interpretato in modo diverso. Primo, perchè uno nella posizione di Steinmeier (è pur sempre presidente del gruppo del più grande partito di opposizione nel parlamento) non può assentarsi per due settimane così facilmente, senza dare spiegazioni – almeno se non vuole dare adito a  sgradevoli dicerie sul suo stato di salute o a liti interne al partito (il dibattito sulle pensioni nella SPD ha avuto luogo esattamente nello stesso momento).

In secondo luogo ho sperato che nella sua conferenza stampa avrebbe affontato il tema della donazione degli organi, cosa che potrebbe essere d’aiuto data la relativamente misera diffusione della carta di identità dei donatori di organi. La discussione è stata affrontata davvero. E almeno questo è positivo.

Io stesso ho con me da anni una carta di identità di donatore. Nel caso in cui a causa di un incidente, non dovessi più aver bisogno degli organi, in alcune circostanze potrei salvare con questi la vita a qualcun altro. Per me è una cosa naturale farlo. Per qualcun altro forse no. Ognuno deve farsi una propria idea in proposito - ma in generale sono troppo pochi quelli che lo fanno e poi si meravigliano dei lunghi periodi di attesa con rischio per la vita, quando loro stessi hanno la vera necessità di un organo estraneo.

Questo fatto si riflette nel dibattito attuale. Tuttavia in modo piuttosto anomalo, come possiamo leggere attualmente sul settimanale Die Zeit:
Il capo del gruppo dell’Unione nella Commissione per la Salute, Rolf Koschorrek (CDU), ha annunciato che lotterà per una regolamentazione del dissenso. Questa sarebbe “una possibilità di migliorare in maniera decisiva nel paese l’approvvigionamento degli organi dei donatori”, ha detto a «Welt am Sonntag». I medici avrebbero quindi la possibilità di espiantare gli organi alle persone cerebralmente morte quando i diretti interessati in vita non abbiano espresso parere contrario. Oggi si deve dichiarare prima il proprio consenso.

Sono già oltre tre anni che il “Comitato Nazionale di Etica” promuove questa idea e già allora mi avevano strappato una reazione, che ancora oggi sostengo allo stesso modo:
Dono regolarmente il sangue (finora almeno 7 litri), sono registrato nel database dei donatori di midollo osseo del DKMS e donerò anche i miei organi nel caso in cui non potessi più farmene niente, per esempio se fossi cerebralmente morto.

Ma l’idea che, se dimentico di esprimere il mio dissenso, una qualche autorità alla mia morte diventi quasi automaticamente proprietaria del mio corpo o anche solo di qualche parte di esso, la trovo semplicemente raccapricciante. Spero con tutto il cuore che non venga mai introdotta una cosa del genere.

E per dirlo in tutta chiarezza: se questo Stato un giorno dovesse davvero decidere che i miei organi gli appartengono perché io non ho avuto nessuna voglia prima della mia morte di riempire un qualche modulo per esprimere il mio dissenso, quel giorno diventerà l’immagine di un umanità spregevole. Il punto di vista che c’è dietro è semplicemente quello che, nel dubbio, i cittadini di questo Paese e il loro animo appartengono allo Stato. Se diventasse realtà, probabilmente mi vedrei costretto a richiamare l’attenzione, invece che sull’esistenza, la disponibilità gratuita e i vantaggi della donazione volontaria di organi , sulla necessità di esprimere il proprio dissenso, anche se non lo si desidera veramente. Desiderare di essere sepolti in un pezzo unico è diritto sacrosanto di ogni uomo, anche se magari secondo i viventi sarebbe più logico qualcosa di diverso.

Quello che Rolf Koschorrek ha in mente, è di certo auspicabile considerando il problema in se, ciò nondimeno, e nonostante gli esempi realmente esistenti in altri paesi è irrispettoso della dignità umana. Il corpi degli uomini non possono essere in nessun caso di proprietà dello Stato, del parlamento o del sistema sanitario tedesco. Nemmeno se si tratta "solo" di un cadavere.

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