Regno Unito: reazioni controcorrente al piano di austerità

Pubblicato il da Rossella Cadeddu



[caption id="attachment_1650" align="alignleft" width="240" caption="Foto Eifachfilm Vacirca/Flickr con licenza Creative Commons"][/caption]

Tra tutte le conseguenze del budget della Coalizione,  sono la cultura e la mentalità che ne vengono fuori ad essere le  più interessanti. Ho imparato che alcune persone si aspettano che i soldi o gli impieghi che ricevono dal Governo siano in qualche modo garantiti a vita, per sempre, succeda quel che succeda.

Questa convinzione sembra condizionare le loro reazioni a tutto. Non esiste “beh, è stato bello finché è durato, ma è tempo di passare oltre”. La relazione che si instaura è più quella tra un bambino e il genitore: “Non mi vuoi più bene! Dovresti prenderti cura di me! Uehhh!”

Sembra che questa gente venga da un altro pianeta. Mettete a confronto questo con quello che è la vita nel settore privato: il lavoro esiste finché l’azienda è solvente ed ha lavoro da far fare agli impiegati. Ordini e vendite ci sono solo se i clienti hanno bisogno di quei prodotti e di quei servizi – nulla è mai certo, niente è mai assoluto. Per me, è questo che rende la vita sopportabile – che il futuro è totalmente imprevedibile e pieno di sorprese.

Mi piacciono le sorprese.

Ma queste persone – tanto arrabbiate con il nostro Governo per aver fatto anche solo dei tagli minimi – non sembrano avere quella scarica di adrenalina provocata dall’incertezza e dal cambiamento – al contrario diventano depressi e infelici, pessimisti e più interessati a ciò che stanno per perdere piuttosto che al guadagno che ne otterranno a lungo termine.

Non apprezzano l’opportunità di provare cose nuove o di esplorare nuove strade – forse a causa di una mancanza di fiducia nelle proprie capacità di adattarsi e di acquisire nuove competenze, o nel peggiore dei casi a causa di una atteggiamento mentale che rifiuta di accettare che le proprie capacità non “rispecchiano i  requisiti richiesti”, per cui la sola speranza che si ha è quella di lasciar perdere e provare qualcosa di diverso anche se prima di migliorare, le cose vanno peggio. Continuano ad aspettare che il mondo ritorni come era…e non succede mai.

Se c’è un “segreto” a questo nostro mondo, è questo: trova il lavoro che ha bisogno di essere fatto e fallo. Se non sai come fare…impara o inventatelo. Risolvi un problema vero a qualcuno che ce l’ha. Ed è proprio su questo che, in  parole povere, quei “mercati” che tanto ci terrorizzano si basano. Di che cosa c’è da aver paura? Che cosa c’è di così sbagliato in questo?

Ho il sospetto che in primo luogo sia l’illusione di sicurezza e di distacco dalle sfide del settore privato ad attrarre le persone verso le soluzioni governative ai problemi. A me sembra che vogliano che il mondo si fermi improvvisamente, in modo che tutto quello che ci rimane sia lavoro faticoso e sterile e l’attesa della morte.

Ma, come quest’ultimo bilancio ha dimostrato, la verità è che le persone non possono e non devono fare affidamento sul Governo. I Governi cambiano. La politica cambia. La lezione è questa: non bisogna dipendere dal proprio Governo.

Per citare le parole della mia canzone preferita di tutti i tempi: “Life is unfair. Kill yourself or get over it.” (La vita è ingiusta. Poni fine ai tuoi giorni o lasciati tutto alle spalle e ricomincia da capo.)

Questo articolo è stato gentilmente abbreviato da Charlotte Gore. Per leggerne la versione integrale in inglese clicca qui.

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