Le rivolte sono necessarie alla democrazia

Pubblicato il da Rossella Cadeddu

[caption id="attachment_7643" align="aligncenter" width="634" caption="Rabbia: Migliaia di manifestanti riuniti fuori della sede del partito Tory a Londra | Foto: © AP"][/caption]
“Io dico che coloro che dannono i tumulti tra i Nobili e la Plebe, mi pare che biasimino quelle cose che furono la prima causa del tenere libera Roma, e che considerino più a’ romori ed alle grida che di tali tumulti nascevano, più che a’ buoni effetti che quelli partorivano… E se i tumulti fossero cagione della creazione de’ tribuni, meritano somma laude, perché oltre al dare la parte sua all’amministrazione popolare, furano costituiti per guardia della libertà romana.”

Così scrisse Niccolò Machiavelli nel suo Discorsi, forse la prima grande opera di teoria politica moderna.

Sarebbe fuorviante estrapolare troppo dalle teorie di Machiavelli sul governo di una città-stato italiana del 16° secolo. Ma malgrado tutto, come Machiavelli non ho un problema collegato con i “tumulti” – o come li chiameremmo oggi, sommosse.

Il nucleo centrale del pensiero di Machiavelli è che le rivolte salvaguardavano la libertà. Fu perché i plebei romani presero le armi contro i nobili che questi ultimi si ricordarono di non spingere le cose troppo oltre. Questo fece del manifestare un utile correttivo e un freno agli abusi dei potenti.

Non è chiaro che qualcosa oggi sia cambiato. Se un partito viene eletto al governo sulla base di una serie di promesse fatte nel programma, e poi viene sistematicamente meno a tali promesse, non é sbagliato che quelli che vengono traditi esprimano il loro scontento attraverso concreti disordini pubblici.

Infatti Machiavelli aveva anche una visione collegata e di fondamentale importanza:

“[E sanza dubbio], se si considerrà il fine de’ Nobili e degli ignobili, si vedrà in quelli desiderio grande di dominare, ed in questi solo desiderio di non essere dominati; e, per conseguente, maggiore volontà di vivere liberi …talchè essendo i popolari preposti a guardia di una libertà, è ragionevole ne abbiano più cura; e non la potendo occupare loro, non permettino che altri la occupi.”

Coloro che occupano le posizioni di potere cercheranno di dominare i più deboli. Per difendere la libertà della (città-) stato, i governati devono avere la capacità di contrattaccare i governanti.

Si può vedere dove tutto questo ci porta, sebbene sia necessario aggiornarlo di 500 anni.

Se il NUS organizza una manifestazione di 50.000 persone a Londra, e sezioni della protesta attaccano le proprietà materiali del potente Conservative Party, e poi inevitabilmente si scontrano con la polizia, non è una cosa per sua natura sbagliata – specialmente se nessuno si fa seriamente male.

Naturalmente i soliti sospetti seduti nelle loro solite paludi avranno già pronunciato i vecchi e stanchi cliché sui “pochi facinorosi” e l’importanza della “protesta pacifica”. Ma mi si trova in disaccordo quando si implica che le proteste non sono mai giustificate. Non c’è una ragione intrinsecamente sicura per cui il popolo non possa in un momento di estrema insoddisfazione, usare la forza fisica contro i meccanismi di un’autorità che gli usa violenza.

E intendo violenza. Perchè quando un governo decide che (ad esempio) chi soffre seriamente di diabete non è “davvero” invalido, e quindi può vedersi dimezzati su due piedi i sussidi di invalidità, facendo si che molti di loro non riescano a far fronte all’affitto – questa è una forma di violenza.

Quando generazioni di giovani subiscono le politiche del governo che rendono l’istruzione superiore più esclusiva mentre si riducono le prospettive di lavoro per i milioni già fuori dal lavoro - questa è una forma di violenza.

Quando i disoccupati sono costretti in progetti di lavoro forzato come se fossero schiavi (o piuttosto dispendiosissimi stratagemmi ipocriti rivolti a una minuscola minoranza di odiate cifre da tabloid) - questa è una forma di violenza.

In breve: se il governo attacca sistematicamente gli interessi e il benessere dei cittadini, questo costituisce una forma di violenza. Che tale violenza sia ottenuta attraverso il mandato burocratico e i meccanismi dell’ufficialità è irrilevante. Le politiche dell’attuale governo di coalizione sono attacchi di violenza al tessuto sociale britannico, e agli stessi inglesi.

Ieri, decine di migliaia di studenti si sono radunati a Londra. Alcuni di loro hanno combattuto con la polizia e tentato di danneggiare proprietà dello stato e del Conservative party. Bene. I cittadini inglesi dovrebbero farlo ancora e ancora, finchè i nostri signori e padroni non capiscono.

Se le ribellioni assicuravano la libertà di Roma, forse potrà salvare il welfare state dell’Inghilterra. Dopo tutto, chi altro fermerà questa inesorabile e radicale forza distruttiva? Di certo non Nick Clegg.



UPDATE: Nel vano tentativo di evitare confusione e malintesi – devo illustrare una premessa sopra messa a tacere: e cioè che normalmente la gente non si ribella a meno che non sia davvero incazzata. Quando si arriva al punto che un numero importante di persone è sufficientemente incazzata tanto da ribellarsi, significa che le cose vanno davvero male ed è un risveglio drammatico per il governo del momento. Ed è un utile meccanismo di pressione e salvaguardia tanto oggi quanto 500 anni fa.

Inoltre, penso che le persone siano fuorviate se vedono una qualche significativa distinzione morale tra il vandalismo di una minoranza di milionari privilegiati nei confronti del nostro welfare state e la rottura di qualche vetrina a Londra. Specialmente se pensano che il primo atteggiamento sia giusto e grandioso, mentre per il secondo siano necessarie condanne solenni, dita che si agitano minacciose e pensierosi sospiri di disapprovazione. O se non riescono a collegare la messa in pratica del secondo con l’impedimento del primo.

N.d.T

Per la traduzione dei passi di Machiavelli si è fatto riferimento a  N. Machiavelli, Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio.

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