Il ruolo dei tori nel PIL della Spagna

Pubblicato il da Marta Parisi



Expansion.com ieri, martedì 28 Settembre, ha pubblicato una notizia dal titolo "L’economia taurina tocca il fondo in pieno dibattito abolizionista". Sia nel grafico che l’accompagnava che nel testo erano presenti affermazioni molto dubbie riguardo alla dimensione economica del settore:

La festa rappresenta quasi l' 1,5% del PIL spagnolo. Inoltre, le corride e le feste popolari generano 2.500 milioni di euro all’anno.

Il toro “dà lavoro” a più di 7.000 professionisti, il che si traduce in una produttività di 3,7 milioni di giornate lavorative all’anno.

Il PIL spagnolo è di circa mille miliardi di euro (una pacchia per fare rapidi calcoli mentali). Quindi, 2.500 milioni di euro sarebbero, all’incirca, lo 0,25% del PIL. Tra l’altro, fate attenzione, l’articolo afferma che si tratta di una cifra attribuita, inoltre, a "corride e feste popolari". Da dove viene fuori quindi l'1,5% del PIL della "festa"? Boh.

D’altra parte se “il toro” dà lavoro a 7.000 persone, e genera un reddito di 2.500 milioni di euro, ogni lavoratore starebbe generando ricchezza per un valore di  357.000 euro. Si tratta dunque dei lavoratori più produttivi della nazione?

Non so se siano quelli più produttivi. Di certo dei gran lavoratori, perché 7.000 persone riescono a produrre 3,7 milioni di giornate: vale a dire, 529 giornate lavorative all’anno ognuno, 1,45 giornate lavorative per ogni giorno dell’anno, incluse feste e domeniche. Stando così le cose, con la crisi che c’è, ed essendo così produttivi, potrebbero lavorare un po’ meno e lasciare spazio a nuovi posti di lavoro...

Insomma, meno male che ciò è apparso in un giornale di economia, perché altrimenti non crederei a nulla di ciò che ho letto.

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