Non toccare la Nutella!

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[caption id="attachment_12915" align="alignleft" width="300" caption="Foto di love-janine/Flickr, con Licenza Creative Commons"][/caption]

BRUXELLES - Nutella a rischio dopo il primo sì del Parlamento Ue all’introduzione, per ogni alimento, del miglior profilo nutrizionale. L’allerta è del vicepresidente del Gruppo Ferrero, Francesco Paolo Fulci, che avverte: il voto di mercoledì, se confermato, potrebbe «mettere fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari».

Il mio parere: assurdo. Ridicolo. Strumentale: questi sono i primi aggettivi che mi vengono in mente. Non solo e non tanto perché, come la maggior parte delle persone che conosco, a me la Nutella piace. Ma anche e soprattutto perché è sempre una questione di misura. E’ ovvio che un barattolo di Nutella (prescindiamo dal peso) fa male, esattamente come fa male mezzo chilo di pasta tutto insieme – ma quanto a quello, fanno male anche troppe arance. L’eccesso storpia, tutto qui.



E’ solo questione di buon senso – cosa che pare difettare a certi politici, e non solo italiani. Ma invece di prendersela con la Nutella (e quindi, si presume, a breve con tutti i prodotti da forno – già ci avevano provato con la pizza, ricordate?, sostenendo che per essere igienica non poteva essere cotta nei forni a legna… ma che si mangiano quelli?), perché non indirizzano le loro preoccupazioni agli ingredienti di certi “manicaretti”? Per me sarebbe solo saggio se decidessero per controlli più accurati – non solo delle nocciole usate dal signor Ferrero, che non mi sponsorizza e nemmeno conosco, peraltro: ma proprio di tutti i prodotti, compresa la carne degli hamburgers e/o l’olio in cui vengono fritte le patatine alla McDonald’s etc etc etc.

Allora si potrebbe credere ad un effettivo e reale interesse alla tutela della salute dei cittadini dell’unione. Che, avendoli votati (ahimé!), sono maggiorenni e quindi dovrebbero avere la capacità di decidere come e quanto nutrirsi. Così invece a me resta il solito, fastidioso tarlo: “cui prodest”?

Fonte: Corriere.it

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