Un’idea semplicissima per il trattamento dell’ictus

Pubblicato il da Rossella Cadeddu

[caption id="attachment_7762" align="alignright" width="281" caption="Foto: Chris Salt / Flickr / Licenza CC "][/caption]

Un ictus, o infarto cerebrale ischemico (minore afflusso di sangue) è da ricondurre a episodi di restringimento o occlusione dei vasi arteriosi cerebrali. Oggi si sa che, dopo l’infarto esiste un periodo “finestra” relativamente ridotto in cui è possibile trattare la carenza di ossigeno al cervello e ridurre la gravità dei danni. In tali trattamenti sono specializzate le cosiddette "Stroke Unit" (Unità di Terapia Neurovascolare) che possono intervenire tempestivamente utilizzando vari tipi di terapie in base alla diagnosi principale. Spesso viene utilizzata la trombolisi, cioè la dissoluzione di un coagulo di sangue, cioè il trombo formatosi in altre parti del corpo che per una embolia è migrato al cervello, dove ha interrotto la circolazione. Questa terapia è possibile con le occlusioni non emorragiche, ma con un emorragia cerebrale tale trattamento è controindicato perché aggraverebbe l'emorragia. In ogni caso, oggi spesso le conseguenze più gravi possono essere evitate con le cure tempestive e la riabilitazione intensiva può dare luogo a miglioramenti stupefacenti.



Ora i ricercatori attorno a Ron Frostig della University of California hanno osservato un effetto pressocchè incredibile.

Sarebbe possibile, nei ratti, evitare quasi completamente le conseguenze di un ictus sperimentale, se entro un periodo finestra di due ore si sottopongono a stimolazione tattile, per qualche tempo, i baffi dell’animale. I recettori tattili o baffi o scientificamente le vibrisse, sono i peli dei mammiferi specializzati nell’ambito visivo, che si presentano per lo più allungati e ingrossati e servono per la percezione degli stimoli tattili. Alcuni animali notturni o animali che vivono nel suolo fanno affidamento unicamente sulle percezioni sensoriali ottenute con l'aiuto delle vibrisse e attraverso di esse possono compensare abbastanza efficacemente la mancanza di visione. Nell’uomo una altrettanto intensa percezione arriva nel cervello, o meglio nell’area della corteccia che viene utilizzata per elaborare i segnali in ingresso di un organo di senso, attraverso le labbra o le dita.

Questo potrebbe significare che una semplice stimolazione degli organi di senso appropriati potrebbe avere anche negli esseri umani un effetto terapeutico sulle conseguenze serie derivanti da un ictus. Una cosa è abbastanza sicura in ogni caso, le probabilità che con questo trattamento i gravi effetti collaterali incedano sono piuttosto basse.

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