Bancarotta a Kabul: la colpa è degli Americani?
Due articoli del quotidiano francese Le Monde abbordano indirettamete il problema dei rapporti tra il denaro e la geostrategia.1/ Nel primo articolo, Alain Frachon, l'editorialista geopolitico del quotidiano, evoca l’ultimo libro del « professor Mandelbaum (che) annuncia la fine dell’iperpotenza (The Frugal Superpower : America's Global Leadership in a Cash-Strapped Era, PublicAffairs, alcuni estratti sono disponibili sul sito guernicamag. com)".
2/ La tesi ? Semplicemente che l’America è in declino, cosa che sappiamo già, ma per delle ragioni economiche. Poiché non avrà iù i mezzi di pagare il suo espansionismo, la sua politica globale. Il peso del debito, che è servito a finanziare le campagne in Iraq, poi Afghanistan, con le somme astronomiche che conosciamo. Ma questo debito arriva nel momento in cui i baby boomers vanno in pensione e i bisogni di finanziamento interno crescono. Ne consegue, senza parlare della crisi del 2008, un ripiego generale e una « superpotenza misurata ». Se l’era Bush senior è stata l’apice dell’iper espansione, l’era Barack Obama è quella della transizione verso un altro modello. E’ di rigore il riferimento col ritiro russo dopo la disfatta sovietica negli anni Novanta.
3/ E come nell’esempio russo non vuol dire che gli Stati Uniti non conteranno più niente : soltanto che conteranno di meno e ci sarà più posto per gli altri. Un mondo più instabile, o almeno più « competitivo », qundi più pericoloso. Il sogno pacificatore dell’Europa si dovrà confrontare con delle realtà spiacevoli.
4/ Ultima conseguenza : lo scudo americano sull’Europa diventa sempre più illusorio, non solo perché costa caro. Nel campo della gestione dei costi strategici che esaminiamo, non c’é dubbio che sarà uno dei primi a essere ridimensionato. E’ una delle ragioni della riforma della struttura prevista in occasione del prossimo vertice della Nato. Ma questo piccolo taglio non è niente rispetto al disimpegno di fondo che inaugurerà.
5/ Un articolo delle pagine economiche evoca l’Afghanistan : non sotto un profilo strategico, ma sotto quello delle difficoltà delle banche di Kabul : quest’ultime fanno dei prestiti di lunga durata agli afgani ricchi (e corrotti) per investire ad Abu Dhabi, invece di raccogliere il risparmio locale efare dei micro crediti di corta durata che permetterebbero lo sviluppo del paese. Ma la Kabul Bank obbedisce a delle « regole » generali enunciate dagli esperti finanziari (dette di lungo termine) che valgono per i paesi ricchi e stabili, ma non per i paesi poveri e instabili. Ancora una volta l’inadeguatezza di una ricetta « occidentale » produce degli effetti opposti rispetto a quelli sperati…
Due illustrazioni sull'economia di guerra contemporanea....
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