Un blogger liberale francese: "Il Liberalismo è il bene"!

Pubblicato il da Sara Gianfelici



[caption id="attachment_2927" align="alignleft" width="354" caption=""Il liberalismo è responsabile anche del prezzo del parcheggio?" (Foto Flickr di M. Norton)"][/caption]

Non c’è modo di scorrere un blog politico, anzi economico, senza sentirne dire più che al porco sul liberalismo.


Colpisce il vedere fino a che punto le diatribe infervorate degli uni e degli altri contro il liberalismo non riescano a mascherare l’inanità dei loro propositi (sempre che ce ne siano!).

Non c’è modo, nella nostra società intellettuale, di condurre una riflessione contro gli abusi senza finire con una “parolaccia” in -ismo.

Il liberalismo si è perciò fatto comodo capro espiatorio di tutti i nostri mali. Gli abusi non sono per nulla una conseguenza del liberalismo ma dell’assenza di trasparenza, della concorrenza e del disprezzo dei diversi canali di potere per gli individui.

Se c’è davvero un pensiero tutto impregnato di pragmatismo e di moderazione, è proprio quello. Ovunque ci sia miseria nel mondo, non è per il fatto del liberalismo, ma al contrario per la corruzione delle élite e della collusione tra le lobby del potere politico e quelle del potere economico. Il liberalismo che si compiace a favorire i corpi intermediari in contrappeso allo Stato, che difende le libertà e il diritto di associazione, quindi, è in prima fila per lottare contro le tirannie e le dittature di ogni sorta.

Siccome il liberalismo fa dell’individuo il cuore dell’azione politica, tanto più difende il diritto delle minoranze e prospera solo nello stato di diritto, condizione sine qua non dell’esercizio delle libertà individuali.

Certo, esistono molte tradizioni in seno al liberalismo, e molto spesso, il vulgus pecum electronicum (l'internauta N) assimila a torto liberalismo classico e scuola austriaca (che tra l’altro ispira i libertariani). D’altronde, è divertentissimo considerare che Frédéric Bastiat, come una ninfa Egeria dei nostri libertariani francesi, occupò un posto nelle file della Sinistra. Pervaso di individualismo fino al midollo, gli si devono alcune battute forti:
“Ci sono troppi grandi uomini nel mondo; ci sono troppi legislatori, organizzatori, istitutori di società, condottieri di popoli, padri di nazioni, ecc. Troppa gente si pone al di sopra dell’umanità per governarla, troppa gente fa mestiere dell’ occuparsi di essa.”

Mi piace molto. Ma apprezzo ancora di più la sua petizione dei fabbricanti di candele che reclamano di essere protetti contro un concorrente straniero ben meno caro di loro: il sole! E i nostri fabbricanti a esigere dallo Stato un decreto per far chiudere tutti i lucernai e le finestre...

Ferocemente individualista, l’uomo si opponeva a qualunque forma di mutualizzazi0one sotto controllo dello Stato (ad esempio, avrebbe scagazzato sulla nostra previdenza sociale...).  Ma nello stesso tempo ha combattuto la pena di morte, la schiavitù e ha difeso con accanimento il diritto sindacale.

Non mi ritrovo nelle tesi di Bastiat, troppo radicali per i miei gusti, ma mi piace molto l’uomo. A mio parere incarna, nelle differenti scuole liberali, il rovescio che Tocqueville denuncia nell’esercizio della democrazia: dal momento in cui gli individui si preoccupano soltanto di loro stessi, del loro benessere domestico e dei loro interessi privati, il sentimento democratico si dissolve perché è consanguineo della solidità del tessuto sociale. Un individualismo sfrenato porta allora, presto o tardi, alla dissoluzione del corpo sociale.

Aggiungerei per concludere che l’inizio del pensiero liberale è il rifiuto di ogni forma di assoggettamento dell’individuo, quale che sia la sua origine. Una politica liberale degna di questo nome avrà come obiettivo quello di emancipare gli individui, non di sostituire una dipendenza con un’altra. Ciò richiede molta finezza e il fiuto di giocare d’anticipo. Due qualità rare nella nostra classe politica odierna...

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