I-PAD: cosa c'è al di là dell'estetica?

Pubblicato il da Sara Gianfelici


Venerdì scorso [28/5] Apple ha lanciato in Francia l'iPad. Sono quattro settimane precise che io ho quello aziendale, cosa che spesso mi permette di farmi due risate. La scena di solito è questa, più o meno:

Arrivo con l'iPad sottobraccio, in scioltezza, davanti a qualcuno, e gli butto lì "mai visto un iPad?"

Mi si risponde negativamente, gli occhi sgranati e pieni di interrogativi…

Io faccio vedere l'aggeggio e, magnanimo, lo presto, faccio vedere dove bisogna cliccare per le applicazioni più spettacolari (Safari, Mappe e Foto) e lascio che la persona ci giochi due minuti.

Me lo restituiscono a malincuore, la bavetta alla bocca e quasi sempre c'è la domanda: "allora Tristan, cosa ne pensi dell'iPad?"

E io a rispondere, serissimo: "è proprio una cagata!".

Chiaramente, dopo aver scioccato l'interlocutore, faccio fatica a rimanere serio. Chiaramente, l'iPad è grandioso. Finiture, interfaccia, rapidità, tutto è fatto per riempirsene gli occhi. Ma una volta che ci si è lasciati rapinare di un mezzo SMIC [salario minimo] per poter toccare il "futuro dell'informatica" con la punta delle dita, bisogna sapere cosa ne faremo dell'iPad, questo iPod Touch gigante che ci riporta all'epoca dei CD-ROM…

Quel che mi rattrista dell'iPad è proprio il fatto che è bello, che riuscirà a stabilire una nuova piattaforma materiale là dove altri falliranno. Quel che mi rattrista è che Apple, che dava il potere agli utilizzatori nel 1977 con l'Apple ][, che proseguiva col Mac nel 1984 facendone la macchina dei creativi, cerchi oggi con l'iPad di rinchiudere i suoi clienti per ingavonarli di contenuto digitale a pagamento e al contempo dichiari di detestare i DRM.

Tristan Nitot. Foto Flickr con licenza Creative Commons

Credo che l'iPad avrà successo. Non c'è bisogno di essere un indovino per fare una previsione del genere: il prodotto è sexy, la voglia è stata amplificata da una stampa che spera di trovare nella Apple il salvatore del modello a pagamento. Di colpo, in due mesi sono stati venduti due milioni di iPad.

Ma quello che non mi piace dell'iPad di Apple è la direzione verso cui ci muoviamo come società, dove l'utilizzatore è ridotto a consumare, dove la manomissione e la creatività sono vietate, dove un guardiano decide quel che è bene per voi e quindi quello che vi concede e vi autorizza ad usare. E questo è all'incirca l'opposto della società che vorrei, come padre, come cittadino digitale e del mondo, come attivista e produttore di contenuti digitali.

Questa traduzione non integra le citazioni di altri blog fatte dal blogger. Si può consultare la versione integrale del post qui: http://standblog.org/blog/post/2010/06/01/iPad-au-dela-de-l-esthetique
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