L'arte della dimenticanza digitale

Pubblicato il da Rossella Cadeddu

[caption id="attachment_6554" align="alignnone" width="576" caption="Foto: fuchs&bär / Flickr / licenza CC "][/caption]

Ieri ho ripulito il mio cellulare. Ho diverse centinaia di SMS - no, non li ho cancellati! - ma salvati. Di certo appartengo a una minoranza esigua di contemporanei. Chi archivia i propri SMS (e anche quelli ricevuti)? Un caso evidente di una deformazione professionale, non c'è dubbio.

Eppure in quel mentre mi sono passate per la testa alcune domande: dei 1.500 messaggi che si sono accumulati sul mio cellulare, ho calcolato che tre quarti sono assolutamente insignificanti. Date di consegna e simili. La maggior parte dei messaggi dell'altro quarto invece è più interessante, ma non vale davvero la pena di essere salvato per i posteri. E quindi restano al massimo una manciata di messaggini che conserverei con piacere. Come per alcuni pezzi di carta della mia infanzia e del periodo scolastico che ho ancora da qualche parte in una scatola di scarpe.

Naturalmente, avrei potuto selezionare questi pochi messaggi e memorizzarli ed eliminare il resto. Avrei potuto farlo, ma non l’ho fatto. Per me sarebbe stato, naturalmente, troppo lungo e complicato. Così ho delegato al "Nokia PC Suite" il salvataggio dell'intera cartella. E 'stato molto più semplice, è durato circa cinque secondi e ora occupa circa 120 KB di memoria per i messaggi ricevuti e 120 KB per quelli che ho inviato. Così naturalmente ho"smaltito" de facto gli SMS poco rilevanti, perché non mi metterò mai a spulciare tutti i messaggi, per trovare il (presunto) messaggio importante che un giorno potrei voler rileggere. E non farò mai e poi mai la fatica di ricostruire una qualche discussione che ho avuto nel 2010 per SMS.

[caption id="attachment_6538" align="alignright" width="420" caption="Foto: lutykuh / Flickr / Licenza CC "][/caption]

Eppure così ho la sensazione di non aver perso parte della mia vita quotidiana con questa azione di ieri. Che sciocchezza, ovviamente, lo so. Ieri mi è successo in piccolo esattamente quello che possiamo osservare oggi ovunque in grande: che ci facciamo ingannare dall’illusione di poter-conservare-tutto. Che non siamo pronti a lasciar andare il flusso dei dati. Che, per dirla in modo molto semplice, non siamo disposti a percorrere la via dell'arte del dimenticare.

Recentemente, lo storico emerito Christian Meier ha trattato questo tema in un bel saggio «Gebot zu vergessen und die Unabweisbarkeit des Erinnerns» (La proposta di dimenticare e l’imperativo del ricordo). In un tour de force attraverso la storia egli descrive il "rapporto della gente con un passato scomodo" (come recita il sottotitolo) e conclude che la "memoria culturale" è un termine molto discutibile (p. 78). Anche se molto di ciò che Meier porta su carta in circa 100 pagine non è una novità, il merito del sottile volumetto sta nel fatto che Meier richiama l’attenzione sulla funzione della memoria come fondamento dell'identità delle nazioni e la mette criticamente in discussione. Pur non occupandosi esplicitamente nelle nuove medialità della memoria e del discorso della memoria nell'era digitale, il saggio di Meier si situa nel contesto del cambiamento mediale dei nostri tempi.

Che cosa ha a che fare questo con i miei SMS?  Che credo che noi, dopo che il tema del "ricordo" sarà andato lentamente scomparendo negli Studi Culturali, presto torneremo ad occuparci del tema altrettanto emozionante del dimenticare - e questa volta fondato sulla teoria dei media. Nelle Scienze della Storia, così come nelle discipline a noi correlate.

Per avvicinarsi all’argomento si consiglia - come molte altre volte - un testo del grande storico morto nel 2009 Yosef Chaim Yerushalmi: «Über das Vergessen» (Riflessioni sull’Oblio), apparso in tedesco nella raccolta di saggi «Ein Feld in Anatot.Versuche über jüdische Geschichte» (Berlino 1993).1

N.d.T.:


1. In italiano, Yosef Chaim Yerushalmi: “Riflessioni sull’Oblio”, in AA.VV., Usi dell’Oblio, Pratiche, Parma 1990.
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