Conflitto israelo-palestinese: prendere esempio dalla saggezza di Gandhi

Pubblicato il da Agnese Acerno

[caption id="attachment_8391" align="alignright" width="346" caption="Uri Avnery, di Gush Shalom ("blocco della pace")"][/caption]

Qualche giorno fa, Uri Avnery, il pacifista di Gush Shalom[1], ha pubblicato un testo interessante.

Sono state le parole del nipote di Gandhi -“Mio nonno ci ha detto di amare il nemico anche quando si lotta contro di lui”- a fargli capire che il processo di pace in corso fra Israele e Palestina non deve mettere le due popolazioni l’una contro l’altra, in due stati ben divisi, impermeabili.

Invece è proprio così che quest’idea viene venduta alla gente.

Ed è popolare proprio perché promette una separazione totale e definitiva. Teniamoli alla larga. Che abbiano un loro stato, per l’amor del cielo, così potremo finalmente vivere soli. La soluzione “due stati per i due popoli” verrà così realizzata: noi vivremo nello “Stato nazionale ebraico”, che farà parte dell’Occidente, e “loro” vivranno in uno stato che farà parte del mondo arabo. Ci sarà un alto muro a separarci, a separare due civiltà.

Uri Avnery propone di ricordare la saggezza di Gandhi. È impossibile smuovere le masse senza una reale prospettiva. La pace non è solo l’ assenza di ostilità, non è il prodotto di un labirinto di muri e di barriere. Né tantomeno l’utopia del “lupo amico dell’agnello”.

La pace è una vera e propria riconciliazione, una partnership fra i popoli e gli esseri umani, che si rispettano reciprocamente, sono pronti a soddisfare gli interessi dell’altro, a commerciare insieme, a creare legami sociali e  perché no, anche ad amarsi.

Morale della favola: due stati, un unico futuro.


[1] Gush Shalom (in italiano "Il blocco della pace") è un movimento pacifista di sinistra, un'organizzazione extra-parlamentare indipendente, fondata nel 1993 dallo stesso Uri Avnery.
Pubblicità

Con tag Medio Oriente

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post