Crisi politica e identità nazionale: è il turno della Germania!

Pubblicato il da Agnese Acerno



L’argomento del mese su AGS (1) parla della Germania. Mi sono chiesto cosa avrei potuto dire, poi mi sono interrogato su questo quesito: l’isolamento politico è (ancora) la politica interna tedesca?

In Svezia, le elezioni sono state segnate dall’entrata in parlamento di un partito popolar-nazionalista, i “Democratici di Svezia”. Gli osservatori hanno notato che simili movimenti si sono verificati in tutta Europa, tranne che in Germania.



La situazione politica tedesca sembrava tuttavia deleteria. Infatti, dopo la grande coalizione fra cristiano-democratici e social-democratici (2005-2009), nelle ultime elezioni si è affermata un’altra coalizione che riunisce cristiano-democratici e liberali che, tuttavia, si è rivelata meno stabile della precedente.

Ora, due fatti recenti meritano particolare attenzione:

  • Il primo è l’affare Thilo Sarrazin: questo membro del CdA della Bundesbank ha pubblicato un libro, “La Germania si distrugge da sé”, in cui si pone la questione degli immigrati musulmani e della loro integrazione. Il libro ha fatto scandalo e ha costretto l’autore a dimettersi, oltre ad aprire un dibattito nell’opinione pubblica tedesca che, in parte, ne sostiene le idee. Sembrerebbe quindi che la Germania abbia imboccato il cammino già intrapreso da altri paesi dell’Europa del Nord (per lo più paesi ricchi e tradizionalmente democratici, come i Pesi Bassi, la Danimarca, l’Austria o la Svezia) o dell’Europa occidentale (si pensi al successo del BNP alle europee, FN in Francia o la Lega Nord in Italia). In questo modo, la Germania si “normalizzerebbe”, uscendo da una condizione eccezionale, in seguito alle altre normalizzazioni dell’ultimo decennio (affermazione di una politica estera autonoma, invio di truppe all’estero…)



  • Il secondo riguarda un recente sondaggio che mette sullo stesso piano i Verdi e i social-democratici: in effetti, i disagi della coalizione condotta dalla Merkel non favoriscono l’opposizione tradizionale dell’SPD. Ciò conferma una tendenza osservata anche altrove in Europa, e cioè l’avanzamento sistematico degli ecologisti alle elezioni. In questo caso, la Germania sarebbe in vantaggio rispetto agli altri paesi. Qual è quindi la conclusione? Che la frammentazione politica che si osserva da qualche anno in Germania procede e che la ricomposizione del paese non è conclusa. Ricomposizione che presenta degli aspetti simili nel resto d’Europa.


Infatti, anche se i partiti conservatori (o per meglio dire liberali, modernisti) in generale non patiscono la crisi e ottengono successi elettorali, devono fare i conti con le alternative che avanzano e che non si basano più sull’opposizione capitalismo/socialismo. Il liberalismo, in fondo, deve fare i conti con due tendenze:

  • una marcata tendenza identitaria da parte delle ricche popolazioni europee in fase di invecchiamento che si interrogano più degli altri sui cambiamenti del loro ambiente; più che uno choc delle popolazioni, si tratterebbe di uno choc demografico.

  • Una tendenza ambientale che condanna gli eccessi di un capitalismo distruttore della grande ricchezza che è la natura.


Fino ad oggi, queste due tendenze si trovavano ai due lati opposti della scacchiera politica, con i liberali in zona pivot. Tuttavia, basterebbe la loro unione per lanciare una sfida ancora più potente alla dinamica attuale del “mostro mite”[2] (Raffaele Simone). Quest’unione sembra improbabile: ma l’abbiamo già detto che Thilo Sarrazin era membro dell’SPD?

Ancora una volta, la Germania, che sembrava in ritardo, è forse sul punto di inventare una nuova configurazione politica…


[1] Alliance Geostrategique.

[2] “Il Mostro Mite. Perché l’Occidente non va a sinistra” è un libro del 2008 del linguista e filosofo italiano Raffaele Simone in cui l’autore attacca i luoghi comuni della sinistra.
Pubblicità

Con tag Germania

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post