Il Web 2.0 è donna
[caption id="attachment_4097" align="alignleft" width="300" caption="Koro Castellano, direttore generale di Tuenti. Foto Wlappe/Flickr (CC)"]
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La rete, la nuova società digitale, avanza verso l’uguaglianza ed i pari diritti più velocemente di qualunque altro spazio di socializzazione. L’ultimo Rapporto di ComScore (Women on the Web: How Women are Shaping the Internet) conferma che il 46% della popolazione mondiale internauta è composta da donne, grazie alle nuove gerarchie, specialmente nei Paesi BRIC [NdR: Brasile, Russia, India e Cina] e con economie emergenti. Le donne in Cina, Brasile, India e Corea del Sud riequilibrano la bilancia globale. Ma la differenza si fa più evidente nell’uso sociale della tecnologia: le donne trascorrono più tempo connesse e rappresentano la grande maggioranza delle reti sociali, come Facebook e lo saranno, molto probabilmente, su Twitter. La web 1.0 è stata prevalentemente maschile. La web 2.0 si femminilizza.
In Europa la popolazione d’internauti di sesso femminile è cresciuta rispetto a quella maschile del 18,4% dal 2008, fino a raggiungere i 76,6 milioni di donne, secondo un altro studio di ComsCore, per il sito femminile auFeminin.com, dal titolo “Donne ed Internet in Europa” (“Mujeres e Internet en Europa”). Secondo questa ricerca, il segmento d’età che ha registrato l’incremento maggiore è quello che comprende donne maggiori di 55 anni.
In Spagna, nonostante la coesistenza di brecce digitali (come segnala il Rapporto eEspaña 2010 della Fundación Orange, nel capitolo dedicato all’Uguaglianza di Genere nella Società dell’Informazione), la femminilizzazione della rete si consolida grazie alla presenza attiva di imprenditrici digitali. Ellas 2.0, per esempio, è una comunità in rete, sociale e professionale, che ha l’obiettivo di spingere le donne a creare imprendimenti tecnologici e promuove iniziative quali Startup Weekend, che crescono grazie ad una forte presenza femminile.
Imprenditrici e dirigenti digitali. Due donne dirigono le due principali reti sociali in Spagna: Irene Cano, direttore di Facebook España e Koro Castellano, direttore generale di Tuenti. Tra le donne “tecnologiche” possiamo ricordare Elena Gómez, presidente della Federazione Spagnola di Economia Digitale (FECEMD), María Garaña, presidente di Microsoft España e Rosalía Portela, amministratore delegato di Ono.
Elena Gómez attribuisce la presenza di donne ai vertici delle compagnie con base tecnologica al fatto che grazie ad esse “l’organigramma si appiattisce e si stimola il lavoro di squadra”. Come sostenevo in uno dei miei articoli (Crisis y liderazgo femenino): l’aumento della presenza di donne in posti decisionali è cruciale, per esempio, per la crescita economica.
Ciò nonostante, le donne continuano ad essere sotto-rappresentate per quanto concerne le decisioni economiche. Solo il collasso finanziario ha portato ad un cambiamento radicale nell’egemonia maschile della leadership della finanza, come è accaduto mesi fa in Islanda, quando i vertici della direzione economica sono stati occupati da alti dirigenti donne, recuperando il cammino della prudenza e della stabilità.
La leadership delle donne ai vertici della direzione economica non solamente ha la funzione di riparare i danni o evitarli: nella concezione più paternalista ed androcentrica della nostra cultura imprenditoriale è garanzia di una buona gestione e di buoni risultati”.
Secondo il mio punto di vista si stanno producendo 6 cambiamenti fondamentali nel processo di trasformazione dei modelli di leadership e direzione, che ho presentato al congresso She Leader 2.0.una profonda trasformazione del concetto di direzione.
la posizione gerarchica nelle compagnie non è più garanzia di autorità (e nemmeno di buona reputazione).
Sono trascorsi quindici anni dalla IV Conferenza Mondiale sulle donne a Pechino, che ha segnato un precedente politico, come quella di Kyoto, e l’uguaglianza avanza, ma lentamente ed in forma ancora troppo diseguale. Un dato sorprendente: solo tre Paesi dei 27 dell’Unione Europea, lo spazio politico e democratico più avanzato del mondo, hanno più del 40% di parlamentari donne, come segnalato nel corso dell’ultimo Foro Europeo delle Donne, in coincidenza con la presidenza spagnola dell’Unione Europea.
Mentre la parità e la femminilizzazione delle nostre strutture del potere politico, sociale ed economico si trasformano, una nuova realtà si fa largo con forza nel mondo digitale. La rete, nella sua lotta per i pari diritti, offre scenari, relazioni, azioni e modelli molto più ampi rispetto a quelli della società analogica, verticale, gerarchica e maschilista. Esistono opportunità che non dovremmo sprecare per costruire, ricostruire, intrecciare le maglie di una fitta rete di persone libere.
[/caption]La rete, la nuova società digitale, avanza verso l’uguaglianza ed i pari diritti più velocemente di qualunque altro spazio di socializzazione. L’ultimo Rapporto di ComScore (Women on the Web: How Women are Shaping the Internet) conferma che il 46% della popolazione mondiale internauta è composta da donne, grazie alle nuove gerarchie, specialmente nei Paesi BRIC [NdR: Brasile, Russia, India e Cina] e con economie emergenti. Le donne in Cina, Brasile, India e Corea del Sud riequilibrano la bilancia globale. Ma la differenza si fa più evidente nell’uso sociale della tecnologia: le donne trascorrono più tempo connesse e rappresentano la grande maggioranza delle reti sociali, come Facebook e lo saranno, molto probabilmente, su Twitter. La web 1.0 è stata prevalentemente maschile. La web 2.0 si femminilizza.
In Europa la popolazione d’internauti di sesso femminile è cresciuta rispetto a quella maschile del 18,4% dal 2008, fino a raggiungere i 76,6 milioni di donne, secondo un altro studio di ComsCore, per il sito femminile auFeminin.com, dal titolo “Donne ed Internet in Europa” (“Mujeres e Internet en Europa”). Secondo questa ricerca, il segmento d’età che ha registrato l’incremento maggiore è quello che comprende donne maggiori di 55 anni.
In Spagna, nonostante la coesistenza di brecce digitali (come segnala il Rapporto eEspaña 2010 della Fundación Orange, nel capitolo dedicato all’Uguaglianza di Genere nella Società dell’Informazione), la femminilizzazione della rete si consolida grazie alla presenza attiva di imprenditrici digitali. Ellas 2.0, per esempio, è una comunità in rete, sociale e professionale, che ha l’obiettivo di spingere le donne a creare imprendimenti tecnologici e promuove iniziative quali Startup Weekend, che crescono grazie ad una forte presenza femminile.
Imprenditrici e dirigenti digitali. Due donne dirigono le due principali reti sociali in Spagna: Irene Cano, direttore di Facebook España e Koro Castellano, direttore generale di Tuenti. Tra le donne “tecnologiche” possiamo ricordare Elena Gómez, presidente della Federazione Spagnola di Economia Digitale (FECEMD), María Garaña, presidente di Microsoft España e Rosalía Portela, amministratore delegato di Ono.
Elena Gómez attribuisce la presenza di donne ai vertici delle compagnie con base tecnologica al fatto che grazie ad esse “l’organigramma si appiattisce e si stimola il lavoro di squadra”. Come sostenevo in uno dei miei articoli (Crisis y liderazgo femenino): l’aumento della presenza di donne in posti decisionali è cruciale, per esempio, per la crescita economica.
Ciò nonostante, le donne continuano ad essere sotto-rappresentate per quanto concerne le decisioni economiche. Solo il collasso finanziario ha portato ad un cambiamento radicale nell’egemonia maschile della leadership della finanza, come è accaduto mesi fa in Islanda, quando i vertici della direzione economica sono stati occupati da alti dirigenti donne, recuperando il cammino della prudenza e della stabilità.
La leadership delle donne ai vertici della direzione economica non solamente ha la funzione di riparare i danni o evitarli: nella concezione più paternalista ed androcentrica della nostra cultura imprenditoriale è garanzia di una buona gestione e di buoni risultati”.
Secondo il mio punto di vista si stanno producendo 6 cambiamenti fondamentali nel processo di trasformazione dei modelli di leadership e direzione, che ho presentato al congresso She Leader 2.0.una profonda trasformazione del concetto di direzione.
la posizione gerarchica nelle compagnie non è più garanzia di autorità (e nemmeno di buona reputazione).
3. La leadership deve prodursi dentro e fuori dalla compagnia.
4. Dirigere non vuol dire dare ordini.
5. Dirigere non è distribuire responsabilità solo secondo i risultati.
6. Dirigere vuol dire riflettere e generare pratiche di autoconoscenza
Sono trascorsi quindici anni dalla IV Conferenza Mondiale sulle donne a Pechino, che ha segnato un precedente politico, come quella di Kyoto, e l’uguaglianza avanza, ma lentamente ed in forma ancora troppo diseguale. Un dato sorprendente: solo tre Paesi dei 27 dell’Unione Europea, lo spazio politico e democratico più avanzato del mondo, hanno più del 40% di parlamentari donne, come segnalato nel corso dell’ultimo Foro Europeo delle Donne, in coincidenza con la presidenza spagnola dell’Unione Europea.
Mentre la parità e la femminilizzazione delle nostre strutture del potere politico, sociale ed economico si trasformano, una nuova realtà si fa largo con forza nel mondo digitale. La rete, nella sua lotta per i pari diritti, offre scenari, relazioni, azioni e modelli molto più ampi rispetto a quelli della società analogica, verticale, gerarchica e maschilista. Esistono opportunità che non dovremmo sprecare per costruire, ricostruire, intrecciare le maglie di una fitta rete di persone libere.
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