Giornalismo: un "ecosistema" in pericolo

Pubblicato il da admin



Negli ultimi 3 anni, negli Stati Uniti, un quarto degli editori dei giornali e dei giornalisti sono stati licenziati – il che significa che l’esistenza di un intero "ecosistema" di editoria interdipendente è in pericolo. Ora gli editori devono convincere i lettori che la qualità giornalistica e l’indipendenza non possono essere gratuiti nel lungo periodo.

Le proposte per la risoluzione del problema sono state il tema principale di una recente conferenza organizzata dalla Medienhaus di Vienna dove esperti di tutto il mondo hanno discusso animatamente sul futuro del giornalismo.

Phil Meyer, il gran maestro della ricerca giornalistica nord americana, ripone grandi speranze nella generosità e nelle attività filantropiche dei suoi connazionali. Che dovrebbero assicurare la sopravvivenza del giornalismo, dato che non può più - come prima - essere finanziato per la maggior parte dalle entrate pubblicitarie degli editori. Perché sembra che, nel prossimo futuro, il flusso di miliardi della pubblicità andrà ai motori di ricerca come Google o ai social network come Facebook o YouTube. Altri mercati pubblicitari che una volta erano redditizi, si stanno completamente volatilizzando perché, ad esempio, i piccoli annunci economici sono gratuiti online.

Alan Rusbridger, che come caporedattore del Guardian, è uno dei pionieri del giornalismo di alta qualità online, spera nelle sovvenzioni come ultima risorsa alle difficoltà dei siti di informazione – soluzione che lascia ancora aperta la questione se lo Stato dovrebbe mettere le mani nelle tasche già vuote dei cittadini indebitati e oberati dalle tasse o ridistribuire i proventi del canone di radiodiffusione pubblica, quando il reddito tradizionale derivante dalla stampa si sia prosciugato.

Nel frattempo, il Project for Excellence in Journalism nella sua nuova relazione annuale ha calcolato che, solo negli Stati Uniti, negli ultimi tre anni, le redazioni dei giornali si sono ridotte di 15 000 giornalisti - oltre un quarto dei posti di lavoro che esisteva ancora nel 2007. Gli editori, da allora, hanno risparmiato nelle loro redazioni 1,6 miliardi di dollari sui costi per il personale.

Cerchiamo di essere chiari: questo significa che l’esistenza dell’ "ecosistema" giornalismo è in pericolo, lasciando anche le migliori redazioni in balia del lavoro preliminare di migliaia di altre redazioni. Tali tagli ingenti non possono essere compensati da sovvenzioni o donazioni. Motivo per cui non posso fare altro che aggiungere la mia proposta per risolvere il problema a quella di Meyer e Rusbridger:

Possano gli editori, piuttosto che offrire gratuitamente in Rete quello vorrebbero vendere nell’edizione cartacea, infine ragionare e - come ora stanno tentando di fare Le Monde e il Times in Europa - convincere i loro lettori e lettrici on-line che, a lungo termine, la qualità giornalistica e l’indipendenza non possono essere a costo zero. Anche il neologismo "Paywall" è un’assurdità: nessun produttore di limonata, nessun panettiere si sognerebbe mai di parlare di "paywall" ("barriera di pagamento") solo perché si aspetta un rimborso equo ed adeguato dai suoi clienti per i prodotti che fornisce.

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