I 33 minatori cileni: overdose d'informazione?

Pubblicato il da Margherita Guastamacchia

[caption id="attachment_5731" align="alignnone" width="561" caption="Foto Flickr/Rescatemineros. Licenza CC"][/caption]

Hollywood (o almeno la sua versione spagnola  Antena3 [NdE: catena di televisione privata spagnola d’ambito nazionale]) ha già trovato la sua sceneggiatura perfetta : l’ansia e la paura che quei 33 minatori fossero morti, i lavori di scavo, le sofferenze là sotto , un presidente in prima fila (nei film i presidenti fanno sempre bella figura) ed un lieto fine. Abbiamo addirittura bisticci amorosi a disposizione.

Il film sarà una miscela esplosiva tra i film Alive e Buried. Ora, tutto questo lo abbiamo già tra le mani. È senza dubbio piacevole sapere che alla fine tutto è andato bene. Ma quello che non mi è chiaro è se questo spettacolo fosse davvero necessario. Televisioni di tutto il mondo sono andate a filmare le stesse identiche immagini, giornalisti a raccontare le stesse identiche storie fatte di niente ( perché un salvataggio di questo tipo è lento e le cose succedono appena), fotografi a scattare le stesse identiche foto.

Era davvero necessario? Credo nella pluralità d’informazione, e sì,è vero, se nessuno fosse andato avremmo corso il rischio di ricevere solo l’informazione ufficiale cilena. Ma tra le due forme ci deve essere una via di mezzo. E non sono solo i media che sono lì sul posto, ora arriva anche l’eco, la diretta costante e continua che abbiamo dovuto sopportare e soffrire (si, proprio soffrire) d’ogni salita e discesa della capsula, d’ogni respiro ed abbraccio. A volte ho la sensazione che i media (ed il loro lamento costante sulla crisi del giornalismo) s’impegnino a creare notizie, più che a raccontarle.

PS: Quanto ci metterà Telecinco a creare un reality di gente intrappolata in una miniera?

*Canale televisivo d’intrattenimento spagnolo, d’ambito statale.
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