Sosteniamo le maestre della scuola pubblica
Ieri si è svolta la riunione a scuola di (mia figlia) Dafne, e, contrariamente al parere negativo di tutte le mie amiche, mi sono candidata come rappresentante di classe.Non l’ho fatto solo per masochismo, anche se so che tutto ciò potrebbe rivelarsi un atto di autolesionismo nudo e crudo. L’ho fatto perché in qualche modo mi sento di ‘doverlo’ a Dafne: mi sento di doverle un impegno attivo, e anche una bella dose di tempo che non riguardi solo lavoretti pasticci e ciapini, ma anche argomenti che adesso lei non comprende, ma che servono per costruire il suo futuro.
Ovviamente, intendiamoci, non sto salvando il mondo. Mi sono presa un impegno normalissimo, e se vogliamo anche banale, e di certo questo non mi rende migliore di nessun’altra mamma. Semplicemente cercavo un modo per ‘esserci’, per vedere le cose ‘da dentro’.
Ieri ho capito una cosa: la scuola pubblica è più in pericolo di quanto io pensassi. Lo Stato non c’è, non ce la fa, non ha soldi. Pota strutture, orari, materiali e personale come fossero rami secchi. Indiscriminatamente. Il che mi ricorda molto i megamanager delle megaziende, che tagliano teste basandosi sui grafici excel, quantificando le persone come ‘costi’ e non come ‘risorse umane’.
E io, in tutto questo, che posso fare? Ieri sera, mentre la Maestra parlava, questa domanda mi rimbombava in testa. Che posso fare io, IO, in prima persona?
Non posso cambiare il sistema, non posso combattere lo Stato, non posso far sentire la mia voce. Non conto niente.
Ma non mi arrendo, a me non basta. Non mi consola il sentirmi dire che 'tanto non si può fare niente'…
Questo post è tradotto da E-Blogs in Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo
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E quindi ho deciso: posso regalare il mio impegno, il mio tempo, la mia devozione, i miei soldi, i miei materiali. Posso creare un legame, una collaborazione famiglia-maestre, e aiutarle a trovare ciò che serve loro per sostenere l’educazione e istruzione di mia figlia.
Non è giusto. Non dovrei farlo io, non dovremmo farlo noi genitori. Ma se non lo facciamo noi, lo Stato non lo fa. E allora, se mancano i pennarelli, è meglio lamentarsi dello Stato e pretendere pennarelli che non arriveranno, o comprare 'sti benedetti pennarelli per conto nostro?
Non è LA soluzione. E’ UNA soluzione.
Impegnarsi per sopperire alle carenze dello Stato, anche se è ingiusto e non dovremmo farlo, pensando solo ed esclusivamente al futuro dei nostri figli.
Aiutiamole, queste maestre. Facciamo in modo che non debbano fronteggiare due battaglie: contro le Istituzioni e contro le famiglie. Facciamo in modo che le famiglie siano dalla parte delle maestre, per creare delle isole felici dove crescere insieme, anche senza l’aiuto dello Stato, dei bimbi sereni e intelligenti.
E’ concettualmente sbagliato, ma lo faccio lo stesso.
Non ce la faccio ad aspettare che lo Stato si accorga dei suoi errori, ipotecando l’istruzione della mia bambina.
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