Il tredicesimo cavaliere

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Avevo o si e no dodici anni, quando presi carta e penna e passai un pomeriggio intero a scrivere una lunga lettera con la mia calligrafia incerta. Raccontai di quando mia madre, qualche anno prima, mi portò a vedere un documentario sugli aerorazzi sperimentali della serie X. “Vedrai, ti piaceranno”, mi disse osservandomi con occhio clinico, e in effetti ne rimasi così colpito che per parecchie notti a venire me li sognai. Nella lettera scrissi della grande ammirazione che nutrivo per gli astronauti, del mio vivo interesse per le Scienze dello Spazio, eccetera eccetera. Poi indirizzai il tutto a: “NASA – Stati Uniti d’America” e me ne dimenticai. Dopo qualche settimana il postino mi consegnò un voluminoso plico pieno zeppo di opuscoli, manifesti, brochure: la NASA mi aveva risposto, consacrandomi così nel ruolo di “space-enthusiast”, qualifica di cui ancora oggi vado orgoglioso. Sono persone che nutrono un interesse spontaneo e genuino per l’esplorazione spaziale, pur non avendo nessuna formazione scientifica approfondita. Costituiscono una sorta di movimento che, se adeguatamente organizzato e indirizzato, può rendere grandi servizi alla comunità scientifica. Col loro attivismo contribuiscono a sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo politico e rappresentano una fonte diretta di finanziamento grazie all’autotassazione e all’erogazione di lavoro volontario.Mi occupo professionalmente di giochi di simulazione, nel senso più ampio del termine, fin dalla fine degli anni 70, ricoprendo ruoli diversi.
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