L’orgoglio di parlare spagnolo

Pubblicato il da Marta Parisi



In un recente sondaggio, diffuso dai mezzi di comunicazione, rivolto ai turisti che visitano la Spagna, su ciò che meno piace loro del nostro paese, ha attirato la mia attenzione una delle loro risposte: l'impossibilità di poter comunicare bene con gli spagnoli a causa della loro "scarsa conoscenza delle lingue”.

Vale a dire, questi visitatori in T-shirt e, il più delle volte etilici, che ci invadono ogni anno, ritengono obbligatorio per gli spagnoli sapere tutte le lingue inventate e da inventare...

Va beh, è chiaro che si riferivano alla nostra scarsa conoscenza dell’inglese, “lingua universale" che rappresenta la forza del denaro e delle armi…

Tuttavia, ciò che molti pensano sia una mancanza, a me riempie assolutamente d’orgoglio:

Se in Spagna parlassimo solo una lingua minoritaria, come il catalano, il basco o il guaranì, potrei capire i conseguenti complessi per la mancanza di cultura linguistica…

Ma il fatto di esprimerci nella terza lingua del mondo per numero di parlanti (dopo il cinese e l’inglese) e nella seconda lingua materna (solo dopo il cinese) non mi sembra che meriti tutta quest’auto-fustigazione e credo che, così come gli anglosassoni ed i cinesi che non emigrano non fanno il minimo sforzo per imparare altre lingue, gli spagnoli debbano fare lo stesso, cioè: promuovere la propria lingua facendo sì che gli altri debbano impararla per comunicare con tutte le persone di lingua ispanica.

Voglio dire: se vogliono fare affari con noi, che imparino la nostra lingua.

So che la mia opinione va controcorrente – un po’ come tutto il mio blog -, ma ho sempre pensato che dobbiamo pagare con la stessa moneta con cui ci pagano.

Lo spagnolo è la lingua del futuro e, tra pochi decenni, taglierà fuori l’inglese, l’unica lingua al mondo in cui, leggendo una parola per la prima volta, non si sa come pronunciarla.

Si scandalizzeranno delle mie idee tutti gli snob moderni e retrogradi che mandano i propri figli a scuole bilingui, che non vorranno mandare a quel paese il generoso “investimento” effettuato dalle suddette caste parassitarie, per far sì che i propri figli continuino a controllare la società, come hanno fatto loro per decenni.

Lasciamo quindi da parte i complessi e impariamo a sentirci signori del mondo con la nostra lingua, la più bella, la più amata e la più nobile.
Pubblicità

Con tag Cultura

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post