Mondiali: a quando l'Esperanto del Calcio?

Pubblicato il da Sara Gianfelici



[caption id="attachment_1014" align="alignleft" width="300" caption="Foto Mondiali 2010 Africa del sud  di DR.ZVLV su Flickr con licenza Creative Commons"][/caption]

E' un vero supplizio quello di ascoltare come, quaranta volte nell'arco della serata, i commentatori riescano a darsi da fare per massacrare la parola Seleção. Il frastuono di quelle trombe terribili è già abbastanza insopportabile di per sé. Ho notato che c'è un giocatore gialloverde il cui nome non è stato reso spagnoleggiante come era invece abitudine fare: si vede che la coppa è stata preparata seriamente.

Precisiamo che Seleção si dice selessàun,

Julio Cesar Julio Sésar e non Giulio Nossoché
Juan Juan e non Giuann'

Riducete pure a una zuppetta cinese, e fin tanto che ne avete voglia, i vari Ri Myong-Guk, Pak Chol-Jin o ancora Ri Kwang-Chon, se credo ai commenti letti su twitter, non è poi una cosa così grave, saranno giustiziati appena faranno ritorno a Pyongyang. Piango perché nell'inverno calcistico che è questa coppa del mondo, i Nordcoreani per un attimo hanno risvegliato il mio entusiasmo. Proprio nello stesso momento in cui "torço" per il Brasile (tifo, alla lettera incrocio le dita) con un'incrollabile compiacenza ed uno spirito di parte profondamente radicato.

Era inverno, e sono riusciti a vestirsi in abiti leggeri. E' quello che si chiama una vittoria tattica.
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